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Giovane Testimone di Geova, malato, rifiuta trasfusioni: parlano i portavoce del gruppo di genitori

Massimo Rosti e Liliana Righi: "Una scelta incomprensibile"

La Fede è più forte della vita? E’ uno dei principali interrogativi che scuotono le coscienze dei credenti osservanti, di qualunque Credo religioso. Ed è quello che probabilmente si è posto il 19enne sammarinese, affetto da leucemia, che rifiuta di essere curato con trasfusioni di sangue in quanto Testimone di Geova. Una decisione incomprensibile per chi non condivide certi dettami religiosi e che ha spinto un gruppo di genitori (i loro portavoce sono Massimo Rosti e Liliana Righi) a lanciare un accorato appello per tentare di salvarlo.
Il giovane, ricoverato al Sant’Orsola di Bologna pare sia tenuto lontano da tutti coloro che potrebbero convincerlo a farsi curare, ed è confortato solo dai confratelli Testimoni di Geova, gli unici ad essere autorizzati a fargli visita dai genitori, anch’essi appartenenti alla congregazione. Di fronte ad una decisione così drastica è facile immaginare l’angoscia e il senso di impotenza dei familiari che invece hanno espresso il loro dissenso soprattutto se si pensa che la malattia è curabile ma si rinuncia ugualmente alla vita sorretti dalla convinzione di diventare “uno dei 144mila eletti che dopo la morte vivranno nel regno di Geova”. Due zie del ragazzo, giorni fa, avevano già denunciato la situazione, consapevoli però di trovarsi davanti a un muro di gomma. Il nipote, maggiorenne e cosciente, è infatti considerato perfettamente capace di intendere e di volere; ciò impedisce ai medici di intervenire contro la sua volontà se non nel caso in cui perda conoscenza, ma allora potrebbe essere troppo tardi. Escluso anche un intervento risolutivo da parte della magistratura. Per il momento la famiglia del ragazzo e la Congregazione locale dei Testimoni di Geova hanno deciso di non spiegare il loro punto di vista, rimandando ogni chiarimento sulla vicenda. Nel video le interviste a Massimo Rosti e Liliana Righi

s.p.

Un gruppo di genitori di San Marino

"Un ragazzo sammarinese, è attualmente ricoverato all’ospedale Sant’Orsola di Bologna con una diagnosi di leucemia. La leucemia è una forma tumorale del sangue che blocca il midollo nella sua produzione di globuli rossi, bianchi ecc. Conseguentemente il midollo bloccato porta ad un abbassamento dell’emoglobina ed il ragazzo che ha iniziato un ciclo di cure chemioterapiche da circa un mese, necessita assolutamente di trasfusioni di sangue. Cosa c’è di strano? Il ragazzo è testimone di Geova, religione che gli vieta le trasfusioni di sangue, come scritto nella loro bibbia. Un abbassamento dell’emoglobina porta al danneggiamento degli organi e sotto una certa soglia di valori c’è il pericolo di danni permanenti e di morte. Le chemioterapie che curano le leucemie in genere (non possiamo sapere da quale forma sia affetto il ragazzo per ovvi motivi di privacy) vanno proprio a colpire il midollo azzerandone i valori, necessitando quindi ancora di più di trasfusioni sia di piastrine che di sangue. Oggi le leucemie in alcune forme, sono perfettamente curabili, ma richiedono come scritto sopra proprio delle trasfusioni perché in genere abbassano i valori del midollo. Apprendiamo come scritto nella bibbia dei Testimoni di Geova, che rifiutando la trasfusione il ragazzo entrerà fra i 144mila eletti del regno e per questo motivo, i famigliari, insieme ai rappresentanti del regno hanno formato un cordone impenetrabile che non permette ai parenti di altro credo o atei, di poter parlare con il ragazzo, per poterlo convincere a ricevere la trasfusione per esigenze mediche. Ci meravigliamo a volte delle regole dell’islam, ma spesso situazioni strane sono proprio vicino a noi. Una zia del ragazzo recentemente ha mandato un appello su un quotidiano sammarinese: ”Nostro nipote sta morendo e ai medici viene vietato di intervenire”. I medici possono intervenire esclusivamente nel momento in cui il ragazzo perda conoscenza, ma come detto sopra l’abbassamento sotto una certa soglia dell’emoglobina comporta danni irreparabili agli organi vitali. Difficilmente in questa situazione il ragazzo potrà salvarsi da una morte certa e ci si chiede: “Ci meravigliamo se viene tolta la vita a persone in stato vegetativo legate esclusivamente ad una macchina e non possiamo accettare che non si possa fare niente per potere salvare la vita ad un ragazzo“. Per staccare o meno la spina all’Englaro è scattato un incredibile putiferio mediatico in tutt’Italia, mentre casi come questo che crediamo non sia l’unico passano inosservati. Certamente in una società laicista del terzo millennio per un’interpretazione di un testo che non sappiamo in quale lingua possa essere scritto ed eventualmente anche il motivo del divieto, sembra incomprensibile questa ostinazione al rifiuto della trasfusione. Un gruppo di genitori lancia un appello alla società civile e giuridica e a tutti coloro che possano intervenire per tentare di farlo intercedere e che non si rimanga a guardare di fronte a questa vicenda. Soprattutto ci rivolgiamo al ragazzo, che non butti a mare la sua vita, ai genitori che non lascino morire il loro figlio, agli “amici” del Regno, che in questo momento gli sono vicini, che si rendano conto che il mondo degli eletti può attendere, che qualcuno faccia intercedere queste persone per tentare di salvarlo, perché comunque la guarigione da questa malattia non è sempre certa! Ma è giusto provarci fino in fondo!"

venerdì 15 ottobre 2010
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