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Migranti: Giulio Lolli, "ONG non salvano ma creano problemi a chi fugge"

Giulio Lolli
Giulio Lolli, latitante in Libia dopo la vicenda Rimini Yacht, è ora tra i responsabili delle Forze Speciali di Polizia Marittima del porto di Tripoli

Il passato di Giulio Lolli è noto: le sue gravi vicende giudiziarie, la fuga in Libia seguita da una pesante detenzione, poi la partecipazione alla fase finale della guerra civile, tra le fila dei ribelli. L'”ultimo avventuriero” è una definizione che calza a pennello; di certo – tuttavia – non si può dire che non abbia il polso della situazione, di quanto avviene nel braccio di mare tra Tripoli e il confine Tunisino. Attualmente è infatti il comandante dell'unica vedetta – ancora operativa - delle Forze Speciali di Polizia Marittima del porto di Tripoli; ed afferma di aver ricevuto l'ordine, dal Ministero degli Interni dell'Esecutivo Serraj, di operare per fermare il traffico dei migranti. Il suo giudizio sull'operato delle organizzazioni non governative – di cui tanto si è discusso in questi mesi – è durissimo: “Se le ONG non ci fossero - afferma -, vi sarebbero meno morti in mare”. Lolli giudica fondate le accuse, mosse alle ONG, relative allo spegnimento dei transponder e all'accensione delle luci per segnalare la propria presenza ai barconi di migranti. Secondo l'ex broker bolognese, poi, le imbarcazioni di alcune organizzazioni non governative continuerebbero ad operare a ridosso delle coste libiche; e questo nonostante l'approvazione del “codice Minniti”. Sarebbe il caso di una nave di SOS Méditerranée. Lolli giudica inoltre terrificante lo stato dei centri di detenzione in territorio libico, a causa della mancanza di fondi. “Qui - afferma – dovrebbero operare ed investire le ONG, non in mare a creare dei disastri”.