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Il dottor Pietro Berti già rinviato a giudizio a Catania per violenza sessuale aggravata

Il dottor Pietro Berti già rinviato a giudizio a Catania per violenza sessuale aggravata
La notizia è stata divulgata dall'agenzia Ansa mentre era in corso ai Cappuccini l'interrogatorio di Garanzia

Al Carcere dei Cappuccini di San Marino Città l'interrogatorio di Pietro Berti, il medico arrestato sei giorni fa per atti di libidine nei confronti di alcune pazienti. Almeno 12 i casi oggetto di indagine. E a Catania è già stato rinviato a giudizio, nel 2012, per violenza sessuale aggravata.
Nella giornata dell'interrogatorio da Catania la notizia choc: il dottor Pietro Berti è già stato rinviato a giudizio nell'aprile del 2012 per violenza sessuale aggravata. Ci sono già state cinque udienze del processo e la sentenza sarebbe imminente. Il caso è quello di una ragazza catanese affetta da Lupus che Berti ha visitato nella città etnea come esperto in malattie autoimmuni. Da Catania, per quella vicenda, nessuna rogatoria ma una richiesta di informazioni da parte della Questura diretta alla Gendarmeria nel 2010. A battere la notizia l'agenzia Ansa.
Dall'interrogatorio condotto nel carcere dei Cappuccini dal commissario della legge inquirente Laura di Bona, intanto, non trapela nulla come è normale che sia.
Non si sa, dunque,se Berti abbia deciso di collaborare con la magistratura sammarinese o di negare ogni responsabilità sui 12 casi oggetto dell'indagine ma è certo che i suoi difensori puntano a fare tutto il possibile per la scarcerazione o quanto meno per la concessione degli arresti domiciliari.
Qualunque decisione a tal proposito, da parte del Commissario della Legge di Bona, non potrà essere presa prima delle prossime 24-48 ore. Ma intanto è già partita una rogatoria verso la procura di Catania per acquisire il fascicolo processuale a carico del medico sammarinese.

L.S.

Il dispaccio integrale dell'Ansa:
Deve rispondere di violenza sessuale aggravata dall'esercizio della professione medica, dinnanzi al Tribunale di Catania, il dottor Pietro Berti, arrestato martedì scorso a San Marino per atti di libidine sulle pazienti. Il professionista, che nel semestre 1998-99 è stato Capitano Reggente, ossia Capo di Stato sul Titano e parlamentare democristiano, dopo una breve militanza in Alleanza nazionale sammarinese, è stato medico di base a Serravalle fino al giorno prima dell'arresto per ordine del commissario della legge sammarinese, Laura Di Bona. Gli atti di libidine contestati a Berti a San Marino sarebbero almeno 12, l'ultimo proprio nel dicembre del 2013. Risale invece al 2006, l'accusa che una paziente siciliana ha rivolto al medico sammarinese. Difesa dall'avvocato Claudio Galletta del Foro di Catania, la ragazza si è costituita parte civile nel processo che è arrivato già alla quinta udienza. La prossima è prevista per venerdì, anche se si prospetta un possibile rinvio vista la detenzione a San Marino di Berti, difeso dagli avvocati dello studio Pavone-Basile. La vicenda siciliana inizia nell'agosto del 2006, quando la paziente, una ragazza di 30 anni, affetta da Lupus, si rivolge a Berti come specialista segnalato da un altro immunologo. Il medico sammarinese le fissa un appuntamento alla vigilia di Ferragosto presso un rinomato hotel di Catania, dove si trovava in vacanza con la famiglia. La paziente si presenta alla visita accompagnata dal fidanzato che rimane però in disparte ad aspettare, mentre il medico invita la giovane ad un aperitivo in terrazza. Dopo una veloce anamnesi, Berti, stando alla denuncia della ragazza, fissa il successivo appuntamento due giorni dopo presso uno studio professionale di Catania, ma prima di congedarsi, in un corridoio dell'albergo mentre l'accompagnava all'uscita, chiede alla paziente se avesse fastidio sotto l'ascella e inizia a palparla. Durante la visita in studio, poi, la ragazza accompagnata da un'amica viene fatta spogliare completamente e sottoposta ad una vera e propria visita ginecologica. Al terzo appuntamento con Berti, la paziente cosciente di aver subito una visita impropria, si fa accompagnare dalla sorella, un'infermiera professionista. Dopo un diverbio col medico, le due sorelle lasciano lo studio e presentano un esposto in Procura (ansa)