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Tribunale: davanti al Giudice d'Appello il caso di Vincenzo Esposito

Tribunale
Diverse, questa mattina, le udienze. In tutti i procedimenti il Giudice si è riservato di depositare la sentenza entro 3 mesi. E non sono mancati momenti di tensione.

Era accusato di lesioni, atti persecutori e maltrattamenti contro la convivente sammarinese. In primo grado era stato condannato a 2 anni di prigionia – pena sospesa -; oggi, per un albanese residente a Novafeltria, l'udienza d'appello. Il Magistrato Caprioli ha innanzitutto autorizzato il subentro – come parte civile – del figlio della donna: deceduta nei mesi scorsi. La tensione è improvvisamente salita dopo le dichiarazioni spontanee dell'imputato, che ha accusato l'avvocato di Parte Civile di avergli fatto firmare – nel 2014, quando si trovava nella necessità di utilizzare un mezzo per lavoro - un documento che poteva essere inteso come un riconoscimento di una pregressa condotta molesta. Pronta la replica del legale. In quel foglio – ha sottolineato – c'era sostanzialmente scritto “prendi il camion ma lasciala stare. Se siamo arrivati qui è evidente che qualcosa non è andata per il verso giusto”. Ne è nata una accesa discussione, tra i 2, proseguita anche all'esterno dell'Aula. In precedenza l'appello presentato dalla Difesa di una donna – all'epoca dei fatti all'ufficio spedizioni – condannata a 2 anni e 6 mesi per truffa aggravata; per aver fatto timbrare il cartellino da suoi colleghi. La Difesa – tra le altre cose - ha sottolineato come siano contestati pochi episodi, per un ammanco di minima entità. Assente, insomma – questa la linea difensiva –, l'elemento dell'”ingiusto profitto”. Davanti al Giudice d'Appello anche il caso del napoletano Vincenzo Esposito: condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi prigionia, con l'accusa di aver riciclato in Repubblica somme ingenti, riferibili al fratello Giacomo e al commercialista Luigi Di Fenza. Presente all'udienza l'imputato. Quei soldi, ha affermato, non erano stati dichiarati al fisco, ed erano il frutto della mia attività professionale. “Non conosco Di Fenza. Iniziai a prelevare denaro quando venni a conoscenza di un'offensiva dell'Italia contro i paradisi fiscali”. Secondo il team difensivo, inoltre, il reato sarebbe già caduto in prescrizione. Non di questo avviso la Procura del Fisco; che tuttavia – per evitare un eccessivo dilatarsi dei tempi – ha rinunciato a formalizzare la richiesta di una verifica dell'eventuale evasione fiscale dell'imputato. Il Giudice Caprioli si è riservato di depositare la sentenza entro 3 mesi, anche per l'appello presentato dal legale di una ex dipendente dell'Azienda Filatelica condannata, a gennaio, poiché ritenuta responsabile dell'appropriazione di materiale per 64.000 euro. La donna – tuttavia - è deceduta nel mese di agosto. Eccellentissima Camera e PF hanno espresso parere favorevole alla domanda di estinzione del reato ex art. 52 del codice penale.