|

Home >  Politica >  2014 >  Notizia

No all'Istanza sul riconoscimento dei matrimoni gay. Si apre il confronto sui diritti civili

Bocciata istanza sul riconoscimento dei matrimoni gay

La maggioranza regge anche sull'ultimo tema “caldo” di questa sessione consiliare, tema – che come hanno ricordato in diversi in Aula – in Italia fece più volte barcollare il governo Prodi, quotidianamente alle prese con Pacs e Dico. Non solo: Bene Comune, alla fine, porta a casa 35 no, più di quelli su cui potere contare e il fronte del si – che vedeva in campo Rete, Civico 10, Sinistra Unita e Partito Socialista - registra appena 15 consensi. Così, dopo ore di confronto, il Consiglio Grande e Generale boccia l'ultima Istanza d'Arengo, quella per il riconoscimento dei matrimoni tra persone dello stesso sesso contratti all’estero e anche per tutelare l'istituzione della famiglia in una accezione che includa quella costituita da persone dello stesso sesso. Due gli ordini del giorno presentati durante il dibattito. Il primo, della maggioranza, impegna il governo, a elaborare modifiche di legge utili a introdurre la convivenza e l'ottenimento del permesso di soggiorno tra coppie dello stesso sesso. Il secondo, dell'Upr, per affidare a un tavolo di confronto l'approfondimento del riconoscimento dei diritti civili. Alla fine Bene Comune e Unione per la Repubblica sottoscrivono un unico testo, approvato a maggioranza, che ribadisce l'impegno del governo alle modifiche normative per l'introduzione del “permesso di convivenza per coabitazione a fini solidaristici e di mutuo aiuto”, per regolamentare diritti e doveri dei conviventi e “avviare un confronto con tutte le forze politiche sulle modalità attuative dei diritti e doveri reciproci”. Il dibattito ha registrato fronti diametralmente opposti tra chi, come la dc, sostiene che il concetto di famiglia sancito dalla legge è quello tra uomo e donna che si uniscono in matrimonio o per dare luogo a una famiglia, ma che assicura di non avere preclusioni al riconoscimento dei diritti civili e chi, come Rete, Civico 10 e Sinistra Unita, affermano che uno Stato non può pretende di decidere chi sta insieme e chi no, contestando aspramente una “visione dogmatica che impone il proprio credo a tutti gli altri.” Per il partito socialista interviene il segretario. Il riconoscimento delle unioni civili, afferma Simone Celli, rappresenterebbe un passo in avanti verso quello che deve essere uno Stato laico, e non confessionale. In mezzo il Psd con il suo capogruppo che ricorda: “la nostra posizione è molto netta e porterebbe ad approvare diversi concetti contenuti nell'istanza d'Arengo. Ma, sottolinea Stefano Macina, intendiamo portare avanti, come abbiamo sempre fatto, una condivisione ampia quando si tratta di definire i diritti di questo Paese. Abbiamo perso i referendum sulla cittadinanza e sull'Europa, prosegue Macina. Preferiamo un percorso diverso, come quello aperto dall'ordine del giorno, per fare in modo che una volta riconosciuti i diritti abbiano una base di concretezza e stabilità.

Sonia Tura