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Modifiche Ordimento Penitenziario: il ruolo del lavoro per una pena che sia educativa

Il carcere di San Marino
Approdate venerdì in Aula. Previsto il lavoro retribuito esterno al carcere

Il lavoro come mezzo di recupero sociale e umano, che favorisca il reinserimento del detenuto, una volta scontata la pena, rispettandone la dignità e i diritti.
Si parte dalla necessità di individuare soluzioni e percorso individuali, perché il trattamento penitenziario corrisponda ai bisogni e allo stato di ciascuno. Si chiama programma personalizzato e anche allo scopo di elaborarlo viene istituito un Gruppo di Osservazione e Trattamento. Diversi i soggetti coinvolti: direttore del carcere; Responsabile del servizio sociale adulti in esecuzione di pena; medico del carcere, che si avvarrà dell'aiuto di uno specialista e dello psicologo dell'ISS; ancora, l'assistente sociale. Un team che seguirà il detenuto tramite colloqui periodici, al suo ingresso come in itinere.
Obiettivo del programma, la Rieducazione, che passa soprattutto attraverso il lavoro, perché il detenuto possa non solo mantenere ma anche accrescere le proprie capacità. Nell'ottica di una responsabilizzazione, il Gruppo Osservazione terrà conto delle proposte del detenuto in merito a progetti lavorativi. Viene riqualificato il lavoro interno al carcere e viene introdotto ex novo il lavoro esterno. Sarà remunerato, trattenendo però le somme dovute dal detenuto come risarcimento danno, come rimborso delle spese di procedimento, nonché di mantenimento in carcere, sgravando così lo Stato. Lavoro esterno che potrà essere anche a titolo volontario e gratuito, in progetti di pubblica utilità presso lo Stato o enti di assistenza. Non è escluso il coinvolgimento in attività che in qualche modo vadano a sostegno delle vittime dei reati da loro commessi.

AS