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Banca Centrale continua a dividere la politica

Simone Celli Marco Podeschi e Enrico Carattoni

Alla fine del lungo dibattito su Banca Centrale le differenze fra maggioranza e opposizione restano tutte. Resta anche la distanza segnata da Morganti con il suo partito e il resto della maggioranza che, però, si riduce a una voce sola. La coalizione di governo non lo ha seguito e Tony Margiotta, di Ssd, ridimensiona le sue parole al “dispiacere per le dimissioni di Grais. E' legato alla persona, dice, a una figura che per Morganti poteva portare il Paese verso un progetto che tutti abbiamo condiviso. Nessuna spaccatura insanabile tra Celli e Morganti. Sostenerlo è una falsità. Il progetto della maggioranza e di Ssd esiste ancora perchè non è legato alle persone ma allo sviluppo del sistema bancario”. Del tutto diversa la lettura di Roberto Ciavatta. “Capisco Morganti, dice il capogruppo di Rete: si è speso per portare Grais e difende i contatti italiani che ha portato in dote a questa maggioranza per vincere le elezioni”. A Morganti, che non cita, Celli dice “il percorso va avanti in tre direttive: bilanci puliti, banche più solide e internazionalizzazione”. Di fatto la stragrande maggioranza dell'Aula ha manifestato indirizzi diversi da quelli sostenuti da Grais: un rapporto più stretto con Bankitalia, l'accellerazione su memorandum di intesa e centrale rischi, progetti ritenuti non prioritari della ormai ex governance di Banca Centrale. Ma è soprattutto sulla strada da percorrere per risolvere la crisi di liquidità che le differenze con Grais si fanno abissali. Il Presidente di BCSM puntava all'intervento del Fondo Monetario che, sosteneva, oltre a garantire risorse avrebbe certificato il risanamento del Titano. Un percorso che tutte le forze politiche hanno sempre bocciato vedendolo come una sorta di commissariamento. “Noi gli scenari greci non li vogliamo”, ha ripetuto oggi Roberto Giorgetti. Il punto di rottura è stato questo, sigillato dalla scelta di un dirigente del Mef alla guida di Banca Centrale. Le polemiche sulla scelta di Capuano invece hanno riguardato il suo stipendio, la fine del suo rapporto con l'Italia e anche il fatto che, per l'opposizione, le caratteristiche gli sono state cucite addosso perchè Celli lo aveva contattato prima di silurare Savorelli. E gli ordini del giorno presentati dall'opposizione si soffermano principalmente su questo. Nel dibattito sono tornate anche le contrapposizioni sulle vicende Asset e Cassa di Risparmio, con il Segretario alle finanze che conferma azioni di responsabilità nei confronti della vecchia governance di Cassa. “I bilanci, dice, non solo devono essere veri - altrimenti c'è il penale – ma contrassegnati da sana e prudente amministrazione”. I toni si alzano ancora con la votazione dei 5 ordini del giorno presentati dall'opposizione e la mozione d'ordine firmata da Rete per la revoca delle dimissioni irrevocabili di Silvia Cecchetti, vice presidente del Consiglio Direttivo di Banca Centrale. Il governo apre sulla richiesta di evitare soluzioni transative bonarie con Savorelli, impegnando così BCSM a non dare un euro all'ex direttore generale. Solo in 2, chissà perchè, votano contro. 51 i si. Il Consiglio approva, con voto palese, il gradimento del nuovo direttore generale di Banca Centrale. Solo Rete aveva anticipato il proprio no. Infine l'elezione dei 3 membri del Consiglio Direttivo. Sono Nicola Cavalli, indicato da RF, Marco Bodellini per SSD e Martina Mazza per C10. Prima dell'ultima votazione Dim ha abbandonato l'Aula. Avevamo diritto a un rappresentante, spiega Roberto Ciavatta. La maggioranza ci ha impedito di esprimerlo decidendo di non mettere in votazione la sostituzione di Silvia Cecchetti.

Sonia Tura