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1° ottobre 2017, Vincenzo Boccia: “Imprese centrali nei rapporti tra Italia e San Marino”

Vincenzo Boccia
L'orazione ufficiale del Presidente di Confindustria

Eccellentissimi Capitani Reggenti,
Onorevole Segretario di Stato agli Esteri,
Autorità, Gentili Ospiti,
sono un appassionato imprenditore con una lunga tradizione familiare e oggi
rappresento Confindustria, la maggiore organizzazione delle Industrie
Italiane, e pertanto sono molto onorato che il Vostro Paese mi dia
l’opportunità di questo prestigiosissimo ruolo in occasione del rinnovo della
Reggenza, per testimoniare sia la centralità del mondo delle imprese nello
sviluppo di tutti i Paesi, sia la volontà di fare sistema con l’Italia.
Ma soprattutto, oggi, consentitemi di rivolgermi a tutto il Popolo sammarinese,
alle Sue istituzioni ultra millenarie, al suo patrimonio storico e culturale che
trascende i suoi confini, per esprimere la mia più viva gratitudine per essere
ospite di una Terra, l’antica Repubblica del Titano, che ancora oggi
rappresenta un connubio perfetto tra tradizione e innovazione, tra eredità
tramandate e modernità dei processi di crescita e sviluppo.
Oggi tutti noi ci troviamo in una situazione molto dinamica in cui quella che
viene chiamata “grande crisi” ha di fatto segnato e marcato la differenza
rispetto al precedente modo di fare impresa. Oggi il network rappresenta in
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molti casi la chiave competitiva. I Paesi che riescono, attraverso la loro
competitività, a migliorare e ad alimentare i nodi di questo network sono quelli
che maggiormente avranno la possibilità di giovarsi di uno sviluppo coerente
con i bisogni della popolazione.
In questo scenario l’Italia - e a maggior ragione la Repubblica di San Marino -
hanno alcune opportunità in più rispetto al passato. In questo nuovo modo di
fare impresa infatti c’è la possibilità per organizzazioni più piccole ma
dinamiche di raggiungere la massa critica necessaria al successo attraverso
aggregazioni e collaborazioni. È quello che sta succedendo, in alcuni casi,
anche tra l’Italia e la Germania, con l’avvicinamento di posizioni competitive
che soltanto 10 o 15 anni fa sembravano difficilmente comparabili. Oggi
dunque si aprono nuove possibilità proprio grazie alla competitività specifica
delle imprese e alla loro capacità di essere tutt’uno con il network
internazionale.
Recentemente ho avuto il piacere di partecipare all’assemblea dell’ANIS,
l’organizzazione degli imprenditori sammarinesi, e ho potuto osservare con
grande simpatia e ammirazione la capacità competitiva di alcune di queste
imprese e la vivacità complessiva del comparto. Con ANIS condividiamo
l’idea dell’evoluzione dei corpi intermedi dello Stato, decidendo di
rappresentare interessi ossia di essere ponte tra gli interessi delle imprese e
gli interessi del Paese e dell'Europa.
Su questo aspetto sono certo che il vostro Paese svilupperà ancora di più le
condizioni per migliorare il contesto competitivo, organizzativo e burocratico
delle imprese per permettere a queste di essere più dinamiche verso il
mondo esterno. È ciò che negli ultimi anni abbiamo ottenuto dal Governo
Italiano con l’introduzione del Jobs Act, con l’iniziativa di Industria 4.0, con la
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defiscalizzazione degli incrementi delle spese in ricerca e con altre misure
atte a sostenere l’investimento, l’internazionalizzazione, l’export e la ricerca
delle nostre imprese.
Il paradigma di pensiero che abbiamo adottato in termini di metodo è stato:
prima definiamo quali effetti vogliamo realizzare sull’economia reale, poi
individuiamo gli strumenti, quindi le risorse e poi interveniamo sui saldi di
bilancio. Nel merito si è compreso che partendo da una politica dell’ offerta
che renda più competitive le imprese si attiva il circolo virtuoso dell’economia
con più investimenti, più export, più crescita, più occupazione.
Il recente monitoraggio sull’andamento dell’economia italiana ha testimoniato
miglioramenti che fino a pochi mesi fa non solo non erano scontati, ma
venivano dati come improbabili anche da importanti interlocutori economici.
Tali miglioramenti testimoniano che quando c’è questo tipo di spinta e di
coesione tra la politica e il mondo delle imprese, queste ultime riescono
realmente a fare la differenza e a guidare una ripresa che non può essere
solo una “ripresa delle imprese”. Le imprese hanno proprio questa funzione di
volano, tipica di momenti in cui sono chiamate a svolgere un ruolo di
attivazione del nuovo ciclo economico.
Per noi la crescita non è un fine ma una precondizione per contrastare
diseguaglianze e povertà.
Dunque il mio auspicio è che questa integrazione all’interno di network più
evoluti possa realizzarsi anche tra le imprese italiane e quelle sammarinesi.
Gli esempi, anche a noi vicini, non mancano. È il caso dell’Emilia con la IMA,
un’azienda che ha saputo inserire nella sua rete più di 200 subfornitori che
sono diventati parte di un’impresa unica. Potrei citare anche la GD o
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la Dallara che sono riuscite in un piccolo segmento di mercato a diventare
competitive a livello mondiale. Esempi analoghi li ritroviamo anche in settori
diversi dalla meccanica. Nel farmaceutico, l’Alfa Wassermann è diventata
Alfa Sigma fondendosi con un’altra grande realtà italiana, incrementando
fortemente la competitività.
I mercati globali sono mercati di nicchia e i mercati di nicchia sono i mercati
per le nostre imprese. Questa la nostra sfida comune.
Non dimentichiamo che la capacità di attrarre investimenti resta
fondamentale. Sempre nella vicina Bologna, ad esempio, l’idea italiana di
fumare senza bruciare tabacco ha permesso di attivare investimenti per oltre
700 milioni di euro. Dobbiamo dunque cercare di focalizzarci sempre di più
sulle capacità competitive del sistema Paese per attivare l’attrazione degli
investimenti.
E qui vengo a quelli che sono a mio avviso alcuni aspetti che rendono unica
San Marino nel contesto internazionale. Penso in primo luogo alla Vostra
tradizione – siete riconosciuti da sempre come una terra di grande libertà -,
alla capacità di inclusione che avete sempre dimostrato, alla vostra
ponderatezza che vi ha sempre permesso di restare fuori da quelle guerre
che purtroppo hanno devastato tanti Paesi, compreso il nostro. Penso alla
vostra capacità di solidarietà che è un altro elemento con cui San Marino
viene guardata con rispetto e ammirazione da tutti. In un certo modo di
intendere l’economia globale, il terzo settore può svolgere un ruolo di primo
piano come elemento trainante dello sviluppo e come fattore di coesione
sociale, che in alcuni settori dell’impresa è un prerequisito: penso alla sanità,
alla riabilitazione e anche al turismo.
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Da cittadino europeo, di nazionalità italiana, voglio esprimere tutta la mia
gratitudine per il ruolo della vostra Serenissima Repubblica nell’accoglienza
di molti nostri concittadini durante il periodo tragico della Seconda Guerra
Mondiale. La memoria è un valore per i popoli, lo è per tutti i cittadini del
mondo. Senza memoria non c’è futuro.
Il ruolo di catalizzatore delle imprese mi fa essere particolarmente ottimista.
Ritengo che oggi più che mai ci sia bisogno di un momento fondante del
Paese che, assieme alle proprie imprese, deve dare quell’impulso, quel colpo
di reni, capace di imprimere una spinta allo sviluppo per l’intero sistema.
L’Italia e, per quanto mi riguarda, Confindustria faranno la loro parte per
aiutare le imprese sammarinesi competitive accomunate da questa volontà di
crescita.
Non posso infine non considerare positivamente lo sforzo di trasparenza e di
piena collaborazione dimostrato dalla Serenissima Repubblica negli ultimi
anni in campo finanziario: penso alla lotta al riciclaggio, all’evasione fiscale e
alla corruzione. Tutti provvedimenti che sono stati giustamente interpretati
come le basi per il futuro sviluppo. Ritengo che i risultati di questo vostro
sforzo arriveranno molto presto. Per costruire, a differenza del distruggere, ci
vuole tanto impegno e continuità. In principio sembra che le pietre di questa
costruzione non combacino ma poi con il tempo si scopre che non è così,
perché il messaggio positivo è arrivato ed è chiaro.
Io credo che l’Italia e la Repubblica di San Marino abbiano un comune
obiettivo, almeno per quanto attiene il mondo delle imprese: quello di darsi
traguardi comuni e raggiungibili che incidano direttamente sul PIL, sugli
investimenti, sull’occupazione e sulla formazione, soprattutto finalizzata ai
giovani. In una parola, sul benessere.
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I giovani rappresentano in Italia, e certamente anche a San Marino, il vero
nodo che ci farà capire se ce l’avremo fatta o meno. Il loro coinvolgimento, a
partire dal loro primissimo ingresso nel mondo del lavoro, deve essere curato
maniacalmente, perché sono loro le fondamenta del nostro futuro.
Il messaggio è quello di ritornare ai fondamentali della nostra società. Dentro
il nostro pensiero economico c’è l’idea della società del futuro che include e
non esclude, che dà valore al lavoro. Principi fondamentali citati bene da
Jean Monnet che diceva: " i miei obiettivi sono politici, le mie spiegazioni
sono economiche ".
Noi vogliamo contribuire alle spiegazioni economiche. Per Confindustria
questo aspetto rappresenta forse il punto più rilevante della strategia futura:
riuscire ad avere giovani capaci di nutrire la voglia di competitività con
progetti di vita forti, in grado di supportare la competitività del mondo delle
imprese.
Io qui concludo, ringraziando ancora gli eccellentissimi Capitani Reggenti, le
autorità e tutti voi per l’attenzione di cui mi avete onorato. Sono davvero
orgoglioso di essere stato il vostro speaker, oggi.