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Ue: il Parlamento condanna il premier ungherese Orban, scontro sovranisti-europeisti

Parlamento Europeo
A dividere è anche la proposta, approvata, di riforma del copyright. Decisioni europee che accendono il dibattito politico italiano.

La sfida è stata aperta ufficialmente da Viktor Orban nel suo discorso di ieri a Strasburgo. “Patria”, respingimento di “minacce”, difesa dei confini: il premier ungherese non è arretrato di un passo dopo il rapporto sulla violazione dello stato di diritto. Oggi il Parlamento Ue lo ha condannato, dando il via libera all'articolo 7 del trattato per procedere verso le sanzioni al Paese.

Nelle ultime ore la questione ha avuto forte riverbero negli ambienti politici italiani, con la Lega in difesa del leader ungherese e i 5 Stelle, dalla parte opposta, favorevoli alle sanzioni. La patata bollente ora passa nelle mani del presidente del Consiglio Giuseppe Conte: dovrà essere lui a pronunciarsi sulle sanzioni, in Consiglio europeo, e dovrà scegliere tra una delle due linee.

Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, è stato chiaro nel suo discorso sullo stato dell'Unione, dicendo no a un “nazionalismo malsano”. Nel frattempo, le forze del centrodestra sembrano ricompattarsi, con Forza Italia schierata al fianco di Matteo Salvini per Orban. Un'intesa che si rinnova anche sulla presidenza Rai: Salvini e Berlusconi si incontreranno e il nome più accreditato è quello di Marcello Foa.

In mattinata a Strasburgo è stata anche approvata la proposta di riforma del copyright che andrà a ricalibrare le regole del gioco tra nuovi media ed editori nella gestione dei contenuti. “Rischiamo di vedere demolita l'industria culturale europea”, aveva avvisato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, prima del voto. Di tutt'altra opinione il vice-premier Luigi Di Maio che ha parlato di una “vergogna” e di “censura dei contenuti degli utenti” Internet. Tajani ha replicato chiedendo al premier Conte di prendere le distanze dalle “dichiarazioni infamanti” del leader 5 Stelle. Venti di tempesta, insomma, che partono dalle stanze europee e arrivano dritti a Roma con conseguenze al momento imprevedibili.

Mauro Torresi