|

Sport >  Basket >  2019 >  Notizia

Ciao Alberto, grazie di tutto

Alberto Bucci
Il coach Bucci si è spento a Rimini, aveva 70 anni.

Aveva fatto un patto col suo tumore, Alberto Bucci: “Dai, lasciami in pace qualche anno. Se campo, vivi anche tu....se mi uccidi ti spegni”. Lo ha convinto fino a ieri sera quando il male ha rotto la tregua e se lo è portato via a 70 anni, a Rimini, dove viveva con la famiglia da pendolare della Virtus e del cuore, lasciati entrambi a Bologna.

Ci ha messo 8 anni la malattia a piegarlo, ma non è riuscita a rubargli un solo attimo di una vita della quale gustava ogni sfumatura proprio per il fatto di sapere di avere poco tempo. Urlava in faccia al cancro come fosse Danilovic. Sto bene anche oggi, 1-0 per me. Se l'è guadagnata, Alberto, che per via dei postumi di una poliomelite ha detto addio subito al basket giocato per diventare a 25 anni allenatore. Il Coach. Un predestinato che ha cominciato a vincere subito e non ha mai smesso di aggiornarsi. Studiava Dan Peterson, Dido Guerrieri e non ha mai chiuso un allenamento a giovani colleghi. Si confontava con tutti, liberi di pensarla come lui. A Bologna, lato Virtus, ha fatto la storia. Non è stato l'allenatore della stella, è stata la stella. Di uno spogliatoio fumantino e talentuoso che sapeva governare ora con la sedia e la frusta del domatore, ora col sorriso, ora con la sentenza. Prendeva per il collo Renatone Villalta, schervaza con Brunamonti, scuoteva di peso l'allampanato Van Breda. Nella hall of fame del basket c'è, e chi se no, con 3 scudetti, 4 coppe italia, 1 supercoppa, 3 promozioni in A1 e un Mondiale Over.

Ha vinto tanto, ma lascia più di quel che ha vinto anche e soprattutto a noi di Rtv che finivamo vittima dei suoi scherzi e custodi dei suoi preziosi consigli. “La vita -diceva- è un dono. Sforziamoci di sorriderle un po' di più”. E' bello pensarlo così iracondo e incazzereccio, saggio e cattedratico, compagnone e padre buono anche ora che è suonata la sirena.

Roberto Chiesa