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Ricordi struggenti e meno da mettere in valigia

Perché tutto abbia un inizio occorre che tutto abbia una fine. Così la cerimonia che questa sera chiuderà i Giochi girerà la chiave del mio personale bagaglio. Cosa porto con me da questa terra rossastra, cotta dal sole e perennemente in fermento e bollore?
In ordine rigorosamente sparso e senza la pretesa di non dimenticare qualcuno. Innanzitutto souvenir sportivi. L'abbraccione post medaglia con l'Ale Perilli della quale sono un po' cronista, un po' fan, un po' amico. Nelle scuole di giornalismo insegnano a non mischiare? Rispetto, ma mischio. Il pianto liberatorio di Paola Carinato per un bronzo che insegue fin da Pescara. La contentezza timida e composta di Anna Maria Ciucci, la freschezza e la gioventù aggressiva di Enrico Dall'Olmo nel quale un po' mi rivedo senza aver mai avuto il suo talento ne' il suo soprannome. Toro.
Il record di Matteo Albani, 4 medaglie in due edizioni. Bravo papà prima, e bravo marito poi nel dedicare i suoi metalli a chi domani lo riabbraccerà.
E cito solo i medagliati per ragioni di spazio e mi scuso personalmente con ciascuno degli altri. In valigia voglio mettere il ricordo di Federico Valentini, sempre di corsa e disponibile a risolvere i problemi di tutti, la cortesia del Presidente del Cons e del Segretario Generale ai quali dico grazie per avermi fatto sentire più importante di quel che sono. Grazie all'addetto stampa Alan Gasperoni, da quando è partito mi manca come mia moglie. Con me porterò l'istantanea di Fabio Barone, quasi mostruoso nel prevenire le mie mosse. Avevo una cosa in testa? Lui l'aveva già girata. Un giorno gli chiederò come ha fatto. E la maglia di Murat, gli autisti non sempre puntuali, gli odori acri dei taxi, il sole che fonde pelle e cotone insieme. I consigli dell'amico turconapoletano Hakan. E i biscottini cocco e menta della sala stampa, orribili nel concetto, strepitosi nel contesto, oggettivamente buoni. Se c'è il mal d'Africa e nessuno ha mai parlato del mal di Turchia un motivo ci sarà. Come sono stato ? Bene. Se ci tornerei? Diciamo che per il momento ci sono già stato.

Roberto Chiesa