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AP ritira la propria delegazione dal governo

Alleanza Popolare

Alleanza Popolare è un fiume in piena. Dopo dieci mesi di inconcludenza e di liti, dicono, Mario Venturini, Tito Masi e Roberto Giorgetti sparano a vista. “Tutto ha un limite – dice il coordinatore Venturini – il rapporto col Psd si è rotto. In Consiglio sono venuti a mancare i voti e la prima bozza di legge obiettivo che ci hanno proposto stravolgeva completamente il programma di governo che avevamo concordato”. E Giorgetti elenca alcune di queste proposte che hanno causato tante liti, come la creazione di due sale da gioco, con le quote statali che dovevano scendere ben al di sotto del 50%, il ritorno di Casino’s Austria, il progetto McKinsey da sposare in pieno, l’eliminazione del Piano regolatore generale e la concessione di residenze legate all’acquisto obbligatorio di appartamenti. “Non potevamo accettare niente del genere”, conclude. E ancora, gli incontri bilaterali coi singoli alleati e con le altre forze politiche “nel tentativo di scalzare Ap dal governo – dicono – e sostituirla con gli Europopolari, quando sia noi che Sinistra unita avevamo detto no ad un allargamento di questo tipo”. Oppure un accordo di governo con la Dc che pareva ormai cosa fatta, all’insaputa di tutti. Ap spiega che i problemi vi sono con la componente socialista del Psd e non con tutto il partito, e finché questo gruppo rimarrà in piedi, puntualizza, non ci sarà possibilità di dialogo. “L’ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso già pieno – ha detto poi Tito Masi – è stato il caso della rogatoria sull’Asset Banca. Abbiamo saputo che il segretario agli Esteri ha convocato a Palazzo Begni tre giudici per discutere di quest’atto, e per noi è di una gravità assoluta. Questo modo di gestire il potere è molto lontano dal nostro. Abbiamo sempre combattuto per l’autonomia della magistratura e contro queste interferenze”. Ap ha deciso di annunciare il ritiro della propria delegazione proprio per tutelare il movimento da accuse di eventuali franchi tiratori che dovessero agire in Consiglio: non vuole più dare alibi agli ormai ex alleati e chiede decisamente il ricorso al voto anticipato: “Non abbiamo governi dietro l’angolo o alternative pronte – assicurano – ma così non potevamo più andare avanti”.