|

Home >  Politica >  2009 >  Notizia

Il discorso integrale dell'oratore Jacques Diouf

Il discorso ufficiale dell'oratore Jacques Diouf
Direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO)

Eccellentisimi Capitani Reggenti,
Onorevoli membri del Congresso di Stato,
Onorevoli membri del Consiglio Grande e Generale,
Signore e Signori membri del corpo diplomatico e consolare,
Signore e Signori,

è per me un onore e un grande piacere prendere parte a questa prestigiosa cerimonia di investitura e tengo a esprimere la mia profonda gratitudine alla Repubblica di San Marino per avermi concesso il privilegio eccezionale di essere l’oratore ufficiale di questa giornata.

In questa sede, in tali circostanze solenni, in questa gloriosa Repubblica di San Marino, una delle più antiche democrazie parlamentari al mondo, desidererei ricordarvi la situazione dell’insicurezza alimentare nel mondo. Dinanzi a voi, infatti, che avete fatto della democrazia, della libertà, della solidarietà, dell’impegno umanitario e della dignità umana il fondamento del vostro disegno civile e politico, come non menzionare il diritto più fondamentale dell’essere umano, il diritto all’alimentazione, oggi che il mondo conta più di un miliardo di persone vittime della fame e della malnutrizione?

Da oltre un anno il mondo attraversa una crisi economica. Questa situazione tuttavia non deve nascondere la crisi alimentare che ha scosso l’economia internazionale ed evidenziato la fragilità del sistema agricolo mondiale.

Gli ultimi tre anni sono stati segnati da un’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari. L’indice FAO dei prezzi dei generi alimentari è inizialmente aumentato del 7% tra il 2005 e il 2006, quindi del 26% l’anno successivo e, infine, del 40% nella prima metà del 2008. Dal luglio 2008 le buone prospettive mondiali di produzione, la crisi finanziaria e il peggioramento delle condizioni economiche hanno comportato un assestamento dei prezzi dei principali cereali. Nell’agosto 2009 l’indice ha registrato un calo del 29% rispetto all’apice raggiunto nel giugno 2008, rimanendo tuttavia più alto del 24% rispetto alla media annuale del 2006 e del 33% rispetto al 2005. Nel contempo, tra il 2006 e il 2008, i prezzi dei fertilizzanti sono aumentati del 170%, quelli delle sementi del 70% e quelli dei mangimi del 72%.

Nel corso degli ultimi mesi, nel 2009, l’aggravarsi della fame nel mondo è diventata soprattutto una conseguenza della crisi economica mondiale, che ha comportato una diminuzione dei redditi e numerose perdite di posti di lavoro. Il rallentamento dell’economia mondiale e i livelli elevati dei prezzi dei prodotti alimentari hanno fatto sprofondare nella fame e nella povertà croniche 105 milioni di persone in più rispetto all’anno scorso, portando così il numero complessivo delle persone sottoalimentate a più di un miliardo. La quasi totalità vive nei paesi in via di sviluppo: 642 milioni in Asia e nel Pacifico; 265 milioni nell’Africa subsahariana; 53 milioni in America latina e nei Caraibi; e 42 milioni nel Medio Oriente e nell’Africa settentrionale.

La crisi della fame, che tocca una persona su sei nel mondo, rappresenta una grave minaccia per la pace e la sicurezza nel mondo, come è stato constatato nel 2007-2008 in occasione delle “sommosse della fame” scoppiate in 22 paesi in tutte le regioni del pianeta. Abbiamo il dovere di trovare, con la massima urgenza, un ampio consenso politico internazionale per sradicare la fame nel mondo completamente e rapidamente, e di adottare tutte le misure necessarie per conseguire questo obiettivo. I cambiamenti climatici e l’utilizzo crescente di prodotti alimentari di base nella produzione dei biocarburanti sono fattori che possono peggiorare i rischi d’insicurezza alimentare nei paesi in via di sviluppo. Ma l’urbanizzazione, le migrazioni e la forte crescita demografica comporteranno anche un’impennata della domanda oltre che un cambiamento delle abitudini alimentari. E, con la crisi finanziaria in corso, accedere al credito oggi è più difficile e sul mercato sussistono maggiori ostacoli all’acquisto delle quantità di prodotti alimentari necessarie per l’alimentazione e per gli investimenti nei mezzi di produzione e nelle infrastrutture rurali.

Per questo motivo l’iniziativa sulla sicurezza alimentare del G8, che si è riunito a L’Aquila dall’8 al 10 luglio scorso e ha posto l’accento sull’assistenza ai piccoli agricoltori dei paesi in via di sviluppo allo scopo di aumentare la loro produzione alimentare come strumento di lotta alla fame e sugli investimenti finanziari promessi per un importo pari a USD 20 miliardi nell’arco di tre anni in favore di una strategia globale imperniata sullo sviluppo agricolo sostenibile, costituisce una svolta incoraggiante a livello politico per sostenere i poveri e le popolazioni che soffrono la fame. Si può inoltre prevedere la messa in atto di politiche di sviluppo agricolo a breve, medio e lungo termine, intese a sviluppare le produzioni alimentari locali. È questa la causa che la FAO promuove da molti anni.

Gli impegni assunti dai capi di Stato e di governo del G8 devono ora tradursi effettivamente in azioni concrete, non soltanto per considerazioni morali del tutto naturali ma anche per una serie di buone ragioni economiche, e da ultimo per garantire la pace e la sicurezza nel mondo.

La vastità della crisi alimentare attuale è la conseguenza di 20 anni di scarsi investimenti nell’agricoltura e di un abbandono di questo settore nell’ambito di politiche di sviluppo che, pertanto, si sono rivelate poco efficaci. Purtroppo i fatti dimostrano che la quota di agricoltura finanziata mediante gli aiuti pubblici allo sviluppo è scesa passando dal 17% nel 1980 al 3,8% nel 2006. Le istituzioni finanziarie e regionali hanno registrato un calo drastico delle risorse destinate a quest’attività, che è il principale mezzo di sussistenza per il 70% dei poveri nel mondo.

Un programma di investimenti di grande portata è dunque indispensabile per rispondere efficacemente alle sfide poste dalla sicurezza alimentare mondiale. Si tratta infatti di nutrire più di un miliardo di persone che attualmente soffrono la fame e di raddoppiare la produzione alimentare mondiale per nutrire una popolazione che raggiungerà i 9,2 miliardi di abitanti nel 2050.

La soluzione strutturale al problema dell’insicurezza alimentare nel mondo è l’incremento della produttività e della produzione, in via prioritaria nei paesi a basso reddito e con deficit alimentare. Gli agricoltori dei paesi poveri hanno bisogno di migliorare le loro condizioni di vita. Devono potere vivere dignitosamente, sfruttando i mezzi disponibili nella loro epoca. Hanno bisogno di sementi ad alto rendimento, fertilizzanti, mangimi e di altri fattori produttivi moderni. Non possono continuare, come nel Medioevo, ad arare la terra con attrezzi tradizionali in condizioni aleatorie, in balia dei capricci del tempo.

È perciò indispensabile aumentare in modo massiccio gli investimenti pubblici e privati nelle infrastrutture rurali, in particolare per la gestione dell’acqua, mediante l’irrigazione e il drenaggio. Nell’Africa subsahariana, per esempio, per il 96% dei terreni la produzione dipende ancora dalla pluviometria mentre la regione utilizza solamente il 3% delle sue risorse idriche. Esistono anche le strade rurali, i mezzi di stoccaggio, di condizionamento, di trasporto e di controllo della qualità. Occorrerebbe altresì potenziare le istituzioni locali così come le capacità scientifiche e umane dei paesi in via di sviluppo. Tutto ciò richiede investimenti ingenti, che superano generalmente la capacità delle economie nazionali dei paesi meno sviluppati.

Oltre all’assistenza fornita nel quadro dei programmi nazionali e regionali di sicurezza alimentare e dei progetti di emergenza lanciati per fare fronte agli effetti degli uragani e di altre catastrofi naturali, la FAO ha condotto numerose azioni sul campo nell’ambito della sua “Iniziativa sul rialzo dei prezzi degli alimenti”, lanciata il 17 dicembre 2007 allo scopo di facilitare l’accesso dei piccoli agricoltori alle sementi, ai fertilizzanti, agli attrezzi agricoli e alle attrezzature di pesca. La dotazione attuale di questi progetti ammonta a USD 104 milioni. Fra le attività messe in atto nel quadro di questa iniziativa, la FAO ha distribuito al Pakistan 276 tonnellate di sementi di mais e di grano così come 343 tonnellate di fertilizzanti minerali; allo Sri Lanka 615 tonnellate di sementi di riso; al Kenya 320 tonnellate di fertilizzanti e 63 tonnellate di sementi di riso e di verdure; al Togo 488 tonnellate di fertilizzanti e 36 tonnellate di mais; all’Honduras 285 tonnellate di sementi di fagiolo e al Nicaragua 125 tonnellate di sementi di mais e di fagiolo così come 187 tonnellate di fertilizzanti.

Inoltre, questa iniziativa è stata sostenuta in 25 paesi da progetti aventi una dotazione di USD 285 milioni grazie al sostegno speciale dell’Unione europea nel quadro del suo “Strumento alimentare” di un miliardo di euro in favore dei paesi in via di sviluppo per aiutarli a fare fronte alla crisi alimentare.

In questa prospettiva, vorrei ringraziare il vostro Governo per la sua decisione di finanziare un progetto TeleFood nel Togo, che contribuirà certamente alla sicurezza alimentare locale aiutando le famiglie e le comunità povere, e in particolare le donne, a produrre di più e a generare redditi supplementari.

Eccellenze,
Signore e Signori,

è arrivato il momento di agire in modo responsabile e di affrontare le cause profonde e molteplici dell’insicurezza alimentare prendendo decisioni coraggiose e adottando soluzioni politiche, economiche, finanziarie e tecniche durature. È inaccettabile che più di un miliardo di esseri umani nel mondo non dispongano al giorno d’oggi di cibo a sufficienza per soddisfare i loro bisogni nutrizionali fondamentali.

A Roma, presso la sede della FAO, si terrà dal 16 al 18 novembre 2009 un Vertice mondiale dei capi di Stato e di governo sulla sicurezza alimentare, il terzo dopo i vertici del 1996 e 2002, con l’obiettivo solenne di ottenere un ampio consenso per lo sradicamento rapido e definitivo della fame nel mondo.

Se, da una parte, i vertici precedenti hanno contribuito a mantenere l’alimentazione e l’agricoltura nel novero delle principali responsabilità della comunità internazionale e a prendere impegni in favore della lotta contro la fame nel mondo, dall’altra parte le decisioni adottate non sono state seguite, purtroppo, da azioni che fossero all’altezza degli obiettivi fissati.

Il Vertice del prossimo novembre deve consentire ai capi di Stato e di governo di giungere a una più grande coerenza ed efficacia nella gestione della sicurezza alimentare mondiale e di gettare le basi di un nuovo sistema, che offra agli agricoltori dei paesi sviluppati e a quelli in via di sviluppo la possibilità di guadagnarsi dignitosamente da vivere. Se si vuole che questi agricoltori possano mantenersi operando nel settore rurale, i loro redditi dovranno essere comparabili a quelli dei lavoratori dei settori secondario e terziario dei rispettivi paesi.

Similmente, è necessario invertire la tendenza in ribasso della quota di stanziamenti destinati all’agricoltura nell’ambito dell’assistenza pubblica allo sviluppo. La comunità internazionale dei donatori deve garantire all’agricoltura il 17% dell'assistenza pubblica allo sviluppo, vale a dire la percentuale di investimenti che, negli anni 1970, ha permesso di salvare il mondo dalla grave carestia che si profilava all’orizzonte in Asia e in America latina. Dal punto di vista tecnico, i piani, i programmi e i progetti per risolvere il problema dell’insicurezza alimentare nel mondo esistono già.

Alcuni risultati positivi raccolti in vari paesi sono sotto i nostri occhi in più continenti, soprattutto in Africa, dove è dimostrato che questo obiettivo non è un’utopia. Per poter rilanciare la produzione agricola, in particolare nei paesi a basso reddito e con deficit alimentare, occorre adottare anche un sistema di reazione rapida in caso di crisi alimentare causata da fattori economici come nel 2007-2008, dotato di meccanismi già collaudati per le catastrofi naturali o i conflitti.

Eccellenze,
Signore e Signori,

è nostro dovere come governi, organizzazioni internazionali e regionali, istituzioni finanziarie, centri di ricerca, società civile e settore privato, fare in modo di garantire all’umanità intera il più fondamentale dei diritti dell’uomo, “il diritto all’alimentazione”.

La sicurezza alimentare è alla base di azioni aventi come obiettivo la riduzione della povertà, la buona salute delle popolazioni, l’istruzione adeguata per i bambini, una crescita economica sostenibile, nonché la pace e la sicurezza nel mondo.

Conscio di questo 60 anni fa, Jawaharlal Nehru, il primo ministro dell’India indipendente, ricordava nei suoi arbitrati economici che: “tutto può aspettare, tranne l’agricoltura”, in ciò rifacendosi all’insegnamento del Mahatma Gandhi, secondo il quale: «a una persona affamata, Dio si manifesta come pane”.

Rinnovandovi tutta la mia gratitudine per avermi permesso di rivolgermi a voi, vorrei concludere esprimendo agli Eccellentissimi Capitani Reggenti i miei più sinceri auguri di pieno successo dell’Alta missione a loro assegnata.

Vi ringrazio della vostra gentile attenzione.