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Sinistra Unita: Gastone Pasolini e Francesca Michelotti aprono il congresso

Sinistra Unita: Gastone Pasolini e Francesca Michelotti aprono il primo congresso

Si è aperto il congresso di Sinistra Unita, presso la sala Montelupo di Domagnano. Ad aprire i lavori dell'assise, il presidente del Partito Gastone Pasolini seguito da Francesca Michelotti: Presidente del Gruppo Consiliare. Di seguito i due interventi:

1° CONGRESSO SINISTRA UNITA
RELAZIONE POLITICA


PREMESSA

La San Marino di oggi ci restituisce l’immagine di un Paese stremato.
La crisi sta divorando le ultime energie pubbliche e le riserve private, ma soprattutto sta mettendo alla prova una parte significativa del suo tessuto sociale, le fasce più giovani e quelle meno protette, e infine c’è il peggioramento delle disuguaglianze sociali e il rischio di rottura della pacifica convivenza.

1.1 Il debito e la spesa pubblica
Il Governo e le forze di maggioranza si affannano a rassicurare che tutto va bene, e intanto con l’ultima finanziaria sono andati a concepire altri 15 milioni di deficit che nel corso del 2015, cumulati ai circa 300 milioni di debito consolidato e ai circa 32 degli esercizi 2012 e 2013, faranno salire il debito a circa 350 milioni.
Un debito pubblico così impegnativo fa tremare le vene ai polsi, eppure sul fronte della spesa non è in corso una risoluta campagna contro gli sprechi. Ci vorrebbe un’offensiva in piena regola, e invece niente.
Intanto il governo avrebbe dovuto prendere di petto uno dei più grandi vulnus della Pubblica Amministrazione: l’incapacità di difendere l’interesse pubblico. E’ un problema che concerne le procedure, i comportamenti, le mentalità, ma soprattutto il sistema dei valori che impregna tutta l’organizzazione, dove in molti casi sembrano latitare il senso dello Stato e del dovere e i più elementari principi di giustizia commutativa, quella cioè che presiede agli scambi dove, in uno scambio giusto, il prezzo deve corrispondere al valore della cosa comprata.
Perché lo Stato Pantalone paga le sue commesse 2,3,4 volte di più di un privato e spesso pretendendo meno qualità, e quando è il momento di riscuotere riscuote sempre di meno? (vedi i fitti attivi e passivi dello Stato).
E perché molti dipendenti pensano che la qualità e la quantità del loro lavoro possono essere del tutto scollegate dallo stipendio percepito?
Servirebbe un processo rapido di apprendimento collettivo, una persuasione morale, un richiamo all’ordine ma anche un appello alle risorse intellettuali, professionali e esperienziali dei dipendenti. Ma nessun Segretario di Stato ha ritenuto di poter scommettere sulle potenzialità di circa 3800 pubblici dipendenti.
La PA non punisce, ma neppure premia, ed è proprio da questo deserto motivazionale che originano tutti i suoi mali.
L’anno scorso c’era stato il taglio dell’1,5 % agli stipendi del settore Pubblico Allargato ma, nonostante si trattasse di un taglio lineare e dunque neppure tanto equo, è passato pressoché inavvertito dai dipendenti che si sono dimostrati più responsabili e coscienziosi dello stesso Governo. Comunque quest’anno il taglio già metabolizzato è stato improvvidamente eliminato: c’è chi ipotizza che il Governo, non sentendosi troppo sicuro, sia già in campagna elettorale e non abbia voluto turbare il serbatoio di voti della PA reiterando il provvedimento.
L’unica misura seria spacciata in nome del contenimento della spesa è stata la riconferma dei pensionamenti anticipati che, oltre a discriminare fra i lavoratori dipendenti e a nuocere alla funzionalità dei servizi, scaricano l’onere degli stipendi sui fondi pensione. Fondi che, come tutti sanno, sono ormai l’unica stampella del sistema finanziario del Paese.

1.2 White list e sviluppo
Qualche settimana fa l’annuncio ufficiale dell’ingresso di San Marino nella white list è stato accolto come la fine di un incubo, ma pochi pensano che se ne sentiranno presto i benefici perché le aziende continuano a chiudere e sembra proprio che nessuno si voglia avvantaggiare degli incentivi disposti dal Governo in favore delle nuove imprese.
Siamo ancora in attesa di un serio programma di politiche di sviluppo. Nell’ultimo Consiglio è stato approvato un piano di interventi pubblici - ovviamente deciso in camera caritatis - che ci auguriamo possa funzionare con effetto moltiplicatore dell’economia, sempreché il Governo riesca a proteggerlo dagli appetiti dei potentati economici sul territorio e così ripartirlo con più equità e giustizia su tutto il comparto interessato.

1.3 Sistema bancario e finanziario, bolla immobiliare
Anche il sistema bancario e finanziario sammarinese pare esausto, nonostante gli interventi dello Stato a sostegno degli istituti bancari in difficoltà spesso originate da gestioni improvvide quando non al limite della legalità.
L’incrollabile persuasione che il fallimento di una banca possa indurre il fallimento dell’intero sistema finanziario e a ricaduta dell’intero sistema economico, ha indotto il nostro governo e la nostra Banca Centrale (come i governi e le Banche Centrali di molti altri stati) a salvataggi di emergenza che hanno ingoiato enormi risorse pubbliche, ignorando troppo spesso la necessità di recuperare quanto dato, specialmente quando sembrano restare beffardamente impuniti i responsabili dei crack, e intoccabili i loro patrimoni e i loro sontuosi stipendi.
Sono stati i massicci finanziamenti erogati in passato dalle banche al settore immobiliare a generare uno sviluppo edilizio smisurato e incompatibile con le dimensioni territoriali e patrimoniali della nostra Repubblica. Ora il rischio di un’esplosione della bolla immobiliare costituisce una seria minaccia per la nostra comunità: una minaccia di cui nessuno parla, anche se incombe sul destino di molte banche, e questo silenzio è particolarmente inquietante perché prefigura una zona grigia esente dai controlli sociali e politici, dove la parola di un tecnocrate vale più di mille ragionamenti sensati. D’altra parte il film dei politici collusi o sconfitti che lasciano spazio ai tecnici l’abbiamo già visto e non era a lieto fine.
Il sostegno al sistema bancario ha compromesso un adeguato rafforzamento del welfare, pregiudicando ulteriori misure di sviluppo dell’economia reale, sottraendo risorse alla gente, alle famiglie e alle imprese le quali, incolpevoli, si trovano ora a pagare un prezzo altissimo per scelte non loro.

1.4 Il lavoro che non c’è
La disoccupazione è cresciuta a livelli intollerabili, sfiora le 1400 persone.
Per i disoccupati ultracinquantenni non c’è speranza e l’impossibilità per tanti giovani di sognare un futuro li congela in un eterno presente adolescenziale, crea faglie tra le generazioni.
Per fortuna alle nostre latitudini ancora funziona la rete familiare (rifugio di ultima istanza per figli e nipoti), che è stata e resta il più grande strumento di ammortizzazione e protezione sociale.
La condizione del lavoro poi è enormemente peggiorata: un lavoratore di trenta o quarant’anni - 'grato' e 'riconoscente' perché almeno lui un lavoro ce l’ha - rischia di essere spremuto da condizioni totalizzanti alle quali deve votare tutta la sua esistenza.
Poi c’è la precarizzazione della vita di migliaia di uomini e donne, una piaga che sta diventando il male sociale della nostra epoca.
E la recrudescenza del lavoro nero usato come antidoto alla difficoltà delle imprese.
Occorre rimettere al centro del dibattito pubblico il tema del lavoro. Non sarà sufficiente qualche tutela in più ai precari, o nuovi ammortizzatori sociali, o il ripristino dei diritti dimenticati: serve un nuovo modello sociale che risponda a una domanda pressante di giustizia e di cambiamento.
Sulle condizioni di lavoro e sulla negazione al diritto di autodeterminarsi e di progettare la propria vita, la politica dovrebbe interrogarsi in modo più stringente.
Non è un caso se la Banca Centrale Americana, oltre a lottare contro l’inflazione, ha l’obbligo di perseguire il pieno impiego. Perché la disoccupazione non solo genera sofferenze e spreco di talenti umani, ma perché crea danni strutturali all’economia. All’impoverimento materiale si somma quello psicologico conseguente alla perdita di autostima, di dignità e ruolo sociale, poi c’è il dilapidarsi di competenze, il degradarsi dell’attitudine al lavoro e alle relazioni. E’ la distruzione di una enorme ricchezza, come permettere la distruzione di una grande opera d’arte.

1.5 I diritti civili
Purtroppo il tema dei diritti civili e di libertà è da anni assente dall’agenda politica. Ogni tanto ci pensano le istanze d’Arengo a ricordarci che tante battaglie di civiltà e di emancipazione sono ancora da combattere e che la felicità degli uomini e delle donne può passare solo con la libertà di realizzare pienamente sé stessi, le proprie proiezioni, i propri progetti di vita grazie ad uno Stato che non pretende di giudicare, ma accoglie, comprende e offre a tutti dignità di cittadinanza garantendo l’uguaglianza di accesso alle opportunità.
Ma in questo universo di desideri e di speranze il senso critico del nostro Paese sembra estinguersi e non riuscire a identificare un nuovo tessuto di vissuti individuali e collettivi.
Sulla disabilità la risposta è stata deludente: troppi proclami e nessuna deliberata volontà politica a sostenerli.
Sul fronte della morale pubblica, specialmente negli ultimi vent’anni, ha regnato una disinvoltura fino alla spregiudicatezza, mentre sul fronte dei diritti delle persone è prevalso un dispotico oscurantismo e la versione più retriva e ignorante del conservatorismo.
Le ultime, recenti bocciature sulle istanze d’arengo che chiedevano l’abolizione del reato di aborto e il riconoscimento dei matrimoni contratti all’estero da due persone dello stesso sesso, hanno mostrato la raccapricciante ignoranza dei politici che, schiumando di rabbia di fronte all’impudenza e all’impudicizia dei firmatari, si opponevano alle due proposte in nome della salvezza dei principi etici e delle radici religiose della nostra comunità.
Insomma a San Marino c’è ancora chi ha voglia di sindacare sulla sessualità tra adulti o coetanei consenzienti di qualsivoglia genere, o di decidere della vita degli altri.
Gli utopisti seicenteschi definivano San Marino “La città felice” ma evidentemente a qualcuno la felicità e la libertà dei sentimenti sono interdette.


IL CONGRESSO DI SINISTRA UNITA

Il percorso
Qualcuno si chiederà se abbia senso parlare di partiti durante un’emergenza, quando tutte le nostre energie dovrebbero essere rivolte a timonare la nave fuori dalla tempesta.
Concordo pienamente, ma noi dovevamo farlo per resettare e ripartire con più spinta
Dobbiamo anche fare il punto sulla vita interna del partito.
In questa legislatura abbiamo vissuto due momenti critici con le dimissioni dal Consiglio G. e G. e non dal partoto di Alessandro Rossi il quale da tempo pensava a un disegno politico diverso da quello pensato dalla maggioranza di SU. Alessandro, con la sua generosità irrefrenabile come la sua risata, ha lasciato il Consiglio per non danneggiare il partito e via via è diventato la coscienza critica di SU sui social network. face book.
Diversa è stata la defezione del gruppo dissidente guidato da Luca Lazzari che ha lasciato il partito nei primi mesi del 2014, avvenuta senza segni premonitori e senza motivazioni politiche convincenti, senza insulti o rabbia, solo sconcerto e disillusione dopo che ogni tentativo di mediazione è stato rifiutato. Il Gruppo Consiliare ha perso così uno dei suoi membri (uno ci era già stato tolto dal premio di maggioranza).
Per il partito è stato un passaggio difficile ma con un colpo di reni e l’ingresso di nuove figure, giovani entusiaste e capaci, si è rivelato capace di avviare una nuova fase di più serene relazioni interne, di rilancio delle attività, di dibattito democratico più stringente.
Di questa nuova fase il Congresso rappresenta il successo più evidente.

2.2 Come è nata Sinistra Unita e i suoi valori
Oggi dichiararsi ‘partito di sinistra’ è già un linguaggio da prender con le pinze. Come se su questi due termini ‘sinistra’ e ‘partito’ fosse calata una damnatio memoriae. Sarà, ma io sono ancora da anni alla ricerca di quella fatale differenza fra essere un movimento o un partito, mentre ormai l’identificazione di sinistra connota quasi più una appartenenza culturale che politica, il che a mio giudizio è molto di più.
Il nostro Congresso vuole comprendere e ridefinire il ruolo di Sinistra Unita, verificare la fattibilità del suo progetto, valutare se i suoi obiettivi, le visioni, i principi ispiratori sono utili e come possono essere declinati per continuare ad essere utili in un mondo in cambiamento.
Sinistra Unita nasce dall’unificazione di Rifondazione Comunista e Zona Franca, che si battevano per gli ideali della sinistra e condividevano lo stesso disagio per il declino morale del paese, la stessa insofferenza alla finta democrazia del voto di scambio, l’identica condanna di un pragmatismo politico fondato sulla tolleranza della collusione politico affaristica.
Rifondazione Comunista era nata nel 1992 da un gruppo di iscritti e simpatizzanti del disciolto Partito Comunista Sammarinese, mentre tredici anni si costituiva ‘Zona Franca’ che nel 2005 fuoriuscita dal Partito dei Socialisti e dei Democratici. Il processo di unificazione non è stato frettoloso né imposto dai vertici, ma frutto di una pratica di condivisione che ha portato nei tempi dovuti ad una piena integrazione fra le due parti.
I valori comuni di Rifondazione Comunista e Zona Franca erano e restano quelli della sinistra:
guardare avanti, all’evoluzione della società, al suo progresso, senza mai dimenticare chi resta indietro,
l’uguaglianza nell’accesso alle opportunità,
la giustizia e l’equità,
il giusto profitto,
la democrazia, intesa - con Popper - come il regime che può essere sostituito senza spargimenti di sangue, come unico metodo per fare sì che le scelte (anche quelle sbagliate) siano condivise in virtù del principio di maggioranza,
la piena libertà di pensare, di fare, di ricercare la propria felicità con l’unico limite di non portare danno agli altri,
la laicità dello Stato,
la pace fra gli uomini e i popoli,
la solidarietà nel bisogno e nei tempi difficili della vita
l’economia reale, cioè non speculativa né parassitaria,
L’elenco è lungo e non esaustivo, ma credo che questi valori possano essere condivisi da molti, anche da chi si richiama ad altri orizzonti della politica, della filosofia e della religione.
Oggi molti giudicano anacronistica la lotta alle disuguaglianze, come cascame di ideologie fallite. Eppure oggi scopriamo che i paesi più competitivi sono proprio quelli dell’Europa del Nord, i meno disuguali al mondo.
La sinistra, cioè le forze progressiste noi compresi, è stata ostracizzata per il suo statalismo, ma l’esperienza della crisi ha fatto rivedere anche a molti economisti il mito del mercato a tutti i costi dopo che decenni di “spiriti animali” hanno tolto ogni illusione sulla capacità di autoregolamentazione del mercato.
Come sistema politico crediamo nell’idea della democrazia dell’alternanza. Il bipolarismo, che in passato ha goduto di migliore fortuna, oggi sta tornando prepotentemente alla ribalta perché non è funzionale al gattopardismo. Infatti chi vuole che tutto cambi perché tutto rimanga com’è non può accettare il bipolarismo fondato sul conflitto chiaro e democratico fra destra e sinistra, fra maggioranza e opposizione. Invece noi crediamo in un ecosistema politico dove impera la lealtà costituzionale e il riconoscimento reciproco fra le due parti, e la politica trasparente senza le ambiguità, i veleni, i patti sotto banco.

Le ragioni del Congresso
Lo scossone che ha colpito la Repubblica di san Marino dal 2008 ci ha fatto rimettere in discussione un’intera epoca, ma ora rischia di diventare un’occasione mancata di cambiamento, invece i sacrifici e le sofferenze devono trovare un riscatto e un senso proprio nell’inizio di una fase nuova. Non possiamo correre il rischio che tutto riprenda quietamente come prima solo perché siamo sotto stress per via del disagio economico, delle paure per il futuro dei nostri figli e dunque perché, in preda allo sconforto, ci vediamo costretti ad accettare una ripresa qualunque, una ripresina, o qualunque altra cosa essa sia, solo per avere qualche grammo di beneficio in più.
Il nostro nemico sono le oligarchie economiche che puntano a conservare i propri privilegi e le vecchie gerarchie che vogliono mantenere le proprie rendite di posizione. I cosiddetti ‘poteri forti’ sono in agguato per convincerci tutti che l’alternativa non esiste e che inseguire l’idea di cambiamenti radicali è semplicemente irreale. Purtroppo i poteri forti si rafforzano ancora di più quando si oppone contro di loro una protesta sberleffo, agitata e inconcludente, oppure quando siamo ignoranti dei meccanismi perversi che loro hanno creato. Ecco perché dobbiamo saper integrare ragione e passione, cioè lotta senza quartiere ma senza cedere alle derive emotive della piazza, perché queste fanno il gioco del nemico. Nella passione troviamo la forza morale di combattere contro le disuguaglianze e per l’interesse del Paese, e nella razionalità misuriamo il nemico, troviamo gli strumenti per batterlo e concepiamo un nuovo modello di società fondato sull’uguaglianza formale, politica e giuridica e l’uguaglianza sostanziale, sociale ed economica.
Il Congresso di Sinistra Unita vuole affermare il suo approccio in questo momento critico in cui si profila lo scenario mutevole del cambiamento di un paradigma economico alle corde, verso un nuovo paradigma che non sarà solo economico, ma dovrà essere sociale e culturale, e soprattutto etico.



IL PROGETTO, IL METODO, LA POLITICA

3.1 Il progetto
Il Documento Congressuale e Programmatico è parte integrante di questa relazione. Frutto di un dialogo intenso all’interno dei nostri organismi.
Vi si parla dell’Europa che vorremmo, della pace, della dignità umana, della difesa del lavoro, del dovere della solidarietà, di un modello totale di democrazia che coinvolge la democrazia economica, di uno sviluppo e di un territorio armonioso, della difesa del welfare come priorità assoluta, dell’istruzione e della conoscenza come progetto di futuro, di giustizia e di diritti di libertà.
Forse è troppo ambizioso, ma noi abbiamo voluto vedere vicino e guardare lontano.
Per il nostro Paese questo è un momento dinamico nel quale intere fasce sociali cambiano di status, di censo, di comportamenti e stili di vita a causa delle diminuzioni, spesso radicali, dei loro redditi dovute alla mancanza di lavoro o all’inasprimento dei loro obblighi fiscali, o al giro di vite sulla spesa pubblica. Intere fasce professionali vedono mutare radicalmente i loro orizzonti perché gli assetti del sistema stanno prendendo una forma molto diversa. Per noi è ora fondamentale e preliminare a ogni scelta radicale, tracciare le linee del nostro nuovo paradigma.
Partiamo da un modello Paese nel quale si fronteggiano il pianeta PA e il pianeta privato. Da una parte il pubblico, erogatore di buoni servizi ma spendaccione, burocratizzato e soprattutto lento, nelle risposte all’utenza, nell’efficacia della sua azione, nella sua arretratezza tecnologica. Poi la sua ipertrofia, frutto di devastanti gestioni politico-clientelari che hanno finito per deprimere anche il livello di professionalità dei dipendenti in organico, che nonostante questo godono però di buoni stipendi e ferree garanzie. Il settore economico privato si è caratterizzato nella distinzione fra l’economia reale e quella d’assalto, che ha potuto imperversare anche grazie alla protezione e alla complicità della componente deteriore della politica. Il lavoro dipendente privato come è noto non gode delle stesse tutele di quello pubblico e questa divisione dei cittadini sta diventando per molti inaccettabile. A cavallo dei due settori pubblico e privato i cosiddetti poteri forti, centri di contropotere animati da voracità private applicate con efficienza aziendalistica alle risorse pubbliche o al potere autorizzativo pubblico, anche i poteri forti sono in rapporto funzionale con la corruzione politica, e spesso generativi di questa. Dalla fine degli anni ’90 il settore bancario e finanziario ha dominato la scena economica, e dopo aver contribuito ad accrescere le risorse pubbliche negli anni delle vacche grasse ora si sta riprendendo tutto, e forse anche di più. La raccolta miliardaria delle nostre banche ha attirato sulla nostra Repubblica interessi di personaggi e poteri forti esterni ben più forti di quelli domestici, e questo fenomeno ha acutizzato tutte le nostre contraddizioni interne, amplificando la portata dei danni su tutto il sistema, quello buono e quello malato. Questo in estrema sintesi il modello in superamento.
Ora la domanda capitale è: qual è il modello verso cui dovremmo andare? Intanto quello virtuoso dove ci ha spinto l’Italia e la comunità internazionale pretendendo il nostro accoglimento dei parametri europei di trasparenza, lotta all’evasione, lotta alla corruzione, contrasto alla criminalità organizzata. E questo modello lo stiamo perseguendo con convinzione oppure siamo convinti che basti fare le leggi come fa pensare l’ormai insopportabile predicazione dell’autopologia governativa? Perché il modello virtuoso comporterà un cambio di passo della macchina pubblica che non potrà più tollerare la trasgressibilità delle norme e farsi presidio della legalità che deve diventare la sua bibbia, il suo faro, mentre l’efficacia della sua azione sarà la linea guida della sua condotta. Ma torniamo a un altro punto cruciale per il successo del nostro nuovo modello: la riunificazione dei due pianeti del Paese, quello pubblico e quello privato, perché anche questo significherà perseguire l’uguaglianza dei cittadini. La disuguaglianza è il terreno di coltura dello scontro sociale e nel cinismo della disuguaglianza inaridiscono i sentimenti civili, la solidarietà, il senso dello stato, il mutuo soccorso nei tempi difficili. Poi quale dovrà essere il nuovo assetto economico? Ancora perseguiamo l’idea della piazza finanziaria e della supremazia economica del sistema bancario? Che altro ancora deve succedere perché ci si convinca che un settore bancario e finanziario dominante non è nelle nostre corde. Perché è pericoloso per la nostra sovranità. Perché il microstato è troppo vulnerabile. Perché la tenuta etica del paese, necessaria per difendere lo stato e le sue risorse, è una catena la cui forza è la forza dei suoi anelli più deboli.
In estrema sintesi questo dovrebbe essere il nuovo paradigma, economico, sociale, culturale morale: un paese riunificato nell’uguaglianza dei suoi cittadini e dei suoi lavoratori, un paese di solida e onesta economia reale che non ha bisogno di protezioni, con le banche al loro posto a sostegno del sistema economico, con il patrimonio pubblico ben presidiato e valorizzato dalla PA che serve a sostenere un forte stato sociale, un Paese virtuoso e leale con Italia e Europa, che non permette a forze estranee di incidere sul suo tessuto e soprattutto non permette che questo accada attraverso gli anelli deboli del suo sistema.

3.2 Il metodo e la politica
Qual è dunque la via d’uscita alla crisi e su quali gambe può camminare il progetto di Sinistra Unita?
Siamo ben consapevoli che da domani per noi comincia un compito non facile, che è quello di riuscire ad aggregare il consenso necessario per dare forza a questa idea e farla diventare realtà.
Si tratta di ricercare una condivisione intorno a dei contenuti ben precisi ma anche intorno ad un riferimento valoriale e ad una visione moderna e innovativa della società che per una forza di sinistra come la nostra è un vero e proprio imperativo categorico.
La vecchia politica dava, e dà tuttora, poca importanza agli obiettivi programmatici, prediligendo la spartizione del potere attraverso la gestione di un metodo basato sulla discrezionalità e sul favoritismo clientelare verso i propri elettori e verso quei personaggi che, pur non essendo direttamente impegnati nella politica, sono ad essa collaterali condizionandone, se non dettandone, l‘agenda e determinando spesso la nascita e la caduta di questo o quel governo, in modo da avere sempre a disposizione i propri terminali di riferimento nell’aula consiliare e nel Congresso di Stato a tutela dei loro inconfessabili interessi. E non di rado esponenti politici partecipano direttamente alla condivisione di quegli stessi interessi, nel nome di un meccanismo perverso di intreccio tra politica e affari che disonora la politica stessa dando la percezione della sua inutilità alla risoluzione dei problemi dei Cittadini e di essere unicamente finalizzata all’arricchimento di qualcuno.
In quest’ottica diventa di basilare importanza, configurandosi come una precondizione ineludibile, partire proprio da una premessa di carattere etico che ponga saldamente come fondamenta di tutto una forte attenzione alla questione morale.
La malapolitica è andata sempre più espandendosi a partire dagli anni ’90 interessando tutti i gangli dell’apparato fino a diventare sistema organizzato. In tempi non sospetti essa veniva denunciata solo da pochi coraggiosi, quando quasi tutto il Paese sembrava andare in tutt’altra direzione, quando chi denunciava veniva considerato un visionario, additato come “nemico del Paese” e rischiava ritorsioni non di poco conto vedendo compromesso anche ciò che gli spettava di diritto, in uno Stato come il nostro dove la discrezione e l’arbitrio del potente di turno l’hanno fatta da padrone, e in alcuni ambiti la fanno ancora, prevalendo sulla certezza del diritto e sulle regole uguali per tutti.
Oggi quello che qualcuno bollava come “invidia” e “disfattismo”, trova finalmente riscontro nelle indagini della Magistratura, aprendo uno spaccato inquietante sui meccanismi nascosti nei sotterranei della politica che hanno caratterizzato la vita parallela delle Istituzioni influenzandole e piegandole a fini perversi.
Al di là della giusta punizione che dovrà spettare ai colpevoli, e per la quale sin d’ora Sinistra Unita dice un chiaro e fermo NO ad ogni tentativo di colpo di spugna, non ci si può esimere dal chiedersi quali contromisure possano essere attuate per mettere in sicurezza le Istituzioni e la vita democratica del nostro Paese garantendo il rispetto della legalità affinché si introducano dispositivi che impediscano sul nascere il ripetersi degli episodi del passato.
Occorrono segnali forti nel campo della trasparenza, occorre un radicale cambio di metodo che porti ad una maggiore partecipazione dei Cittadini e ad una maggiore condivisione delle scelte strategiche per la nostra Repubblica.
Solo su queste basi la politica potrà recuperare la credibilità necessaria per proporre una soluzione forte e complessiva alla crisi perdurante e solo con questi prerequisiti sarà per noi possibile impegnarci nella costruzione di un’alleanza che imprima una decisa svolta all’attuale gestione della cosa pubblica.
Ci confronteremo puntualmente con tutte le forze politiche a questo proposito e misureremo la condivisione delle analisi fin qui esposte, ma sin d’ora è possibile trarre alcune considerazioni.
Con la Democrazia Cristiana ci sono sensibili distanze su diversi temi: da quelli etici sui quali in quel partito prevale l’approccio ideologico anziché quello laico, fino a quelli economici. Abbiamo visioni spesso differenti sul rapporto con l’Europa, sulla fiscalità, sulla tutela del lavoro, sulla gestione del territorio e dello Stato Sociale, così come sulla trasparenza. Fermo restando il dialogo che deve essere mantenuto sui grandi temi come le “regole del gioco”, ovvero le riforme che riguardano le Istituzioni e i poteri dello Stato, a nostro avviso la DC non è ancora riuscita a sviluppare un’approfondita analisi sulle gravi responsabilità di personaggi che sono stati tra i suoi massimi esponenti del recente passato e che ora devono rispondere alla Magistratura prima ancora che al Paese. Fintanto che non verranno prese le distanze in maniera chiara ed inequivocabile da quei comportamenti e da chi li ha favoriti oltre che da chi li ha messi in pratica riteniamo che l’intero Paese troverà difficoltà a girare definitivamente pagina.
Con il movimento Noi Sammarinesi abbiamo in passato condiviso azioni di denuncia di episodi di malcostume e la necessità di rinnovare profondamente la politica, a volte anche con buoni risultati. Negli ultimi anni, pur mantenendo un soddisfacente livello di confronto, riteniamo che l’azione di questo movimento sia andata appannandosi, complice anche l’essere stati “risucchiati” all’interno della lista e del gruppo consiliare comune con la DC.
Le vicende giudiziarie che hanno interessato alcuni esponenti dell’Unione Per la Repubblica hanno inevitabilmente influito sui rapporti con questa forza politica, che tuttavia ha saputo reagire producendo un apprezzabile, seppur doveroso, processo di rinnovamento. Dal 2008 abbiamo potuto sviluppare alcune significative collaborazioni nell’ambito dell’opposizione e seppure permangano alcune divergenze sul piano programmatico, riconosciamo all’UpR di essersi sempre rapportata in maniera seria e costruttiva con la nostra forza politica.
Il Partito Socialista, fa riferimento alla nostra stessa area politico-culturale, pur con una diversa accezione all’interno della pluralità di voci che compongono la Sinistra in Europa. Anche con questa forza politica ci sono stati dei momenti di importante collaborazione in questi ultimi anni, anche se alcuni atteggiamenti di non sempre facile interpretazione di alcuni suoi esponenti hanno spesso tolto vigore ad un’azione comune più incisiva. Data la particolarità dell’attuale momento di forte dialettica interna al Partito Socialista, non possiamo che attendere gli sviluppi che seguiranno, anche in considerazione del prossimo Congresso dal quale usciranno indicazioni più precise in base alle quali valuteremo se verrà dato corso ad un rilancio delle politiche riformiste e di rinnovamento.
Con il Movimento Rete il rapporto finora si è caratterizzato per fasi altalenanti. Dal punto di vista “pratico” abbiamo messo in campo una forte e decisa azione di opposizione comune, assieme a Civico 10, che ha portato anche a risultati molto importanti come la vittoria ai due referendum del maggio scorso, il blocco della realizzazione dell’Istituto Finanziario Pubblico e, seppure con toni diversi, abbiamo sempre condiviso la necessità del rinnovamento e della moralizzazione della politica, consapevoli che entrambe le nostre forze politiche rispondono alla medesima domanda di cambiamento e di svolta. Da parte degli esponenti di Rete prevalgono tuttora troppe pregiudiziali nei confronti di Sinistra Unita che, per storia e coerenza, non può in alcun modo accettare di essere considerata al pari di quei partiti tradizionali che hanno evidenti responsabilità sulla crisi attuale. Rete oscilla tra una sterile “rivendicazione della propria purezza” e un approccio concreto a questioni nelle quali possiamo spesso riconoscerci e lavorare insieme. Qualora da parte loro dovessero cadere veti e preclusioni, siamo estremamente disponibili a una collaborazione più stretta per consentire al cambiamento di diventare realtà.
Alleanza Popolare si è caratterizzata per essere negli anni un movimento con sensibilità molto simili alle nostre. Pur identificandosi più propriamente tra le forze di centro, infatti, abbiamo alle spalle numerose collaborazioni, sin dai tempi di Rifondazione Comunista e Zona Franca, quando si svolgeva un’azione di opposizione pressoché isolata, e spesso contro i mulini a vento, del gattismo e dei suoi consociati.
Dal 2006, abbiamo dato vita al governo che ha impresso la svolta più significativa al nostro Paese, iniziando in maniera irreversibile il percorso di adeguamento agli standard della comunità internazionale che fino a quel momento erano rimasti lettera morta, varando tutti i principali provvedimenti che sarebbero stati utili per uscire dalla zona d’ombra in cui San Marino era stato collocato dalla politica spregiudicata degli anni ’90 e primi 2000. L’interruzione anticipata della legislatura e le scelte successive compiute da AP hanno portato ad un suo inevitabile allontanamento da SU, e ad un confronto politico molto serrato, dovuto anche alle aspettative suscitate e alla consapevolezza di avere entrambi un elettorato esigente e molto attento al metodo di governo. Nella legislatura attuale abbiamo apprezzato alcune prese di posizione di AP che hanno posto sul tavolo della verifica elementi oggettivi di riflessione e di critica.
Considerando non più rinviabile la soluzione di temi come la questione morale e la necessità di un nuovo metodo, riteniamo che se AP tornerà a porre al centro queste specificità, potranno approfondirsi i confronti creando nuove collaborazioni.
Anche con il PSD abbiamo condiviso un’esperienza di governo, nel 2006, pur con alcune turbolenze dovute ad alcuni episodi che hanno creato qualche difficoltà alla maggioranza, e una successiva legislatura di opposizione, anche se in questo caso, l’ultimo periodo ha visto questo partito sfilarsi progressivamente fino ad entrare organicamente nella coalizione di governo diventata poi “Bene Comune”. I risultati insoddisfacenti dell’attuale maggioranza, specialmente per quanto riguarda il rilancio dell’economia e la ripresa occupazionale, devono far riflettere anche questa forza politica sulla sua attuale collocazione. Abbiamo un comune riferimento valoriale, anche se non sempre coincidente, il quale non può non fare constatare che solo ritrovando un’unità d’azione tra le forze della sinistra è possibile vedere realizzato un progetto progressista che possa offrire ai Sammarinesi un’alternativa alle politiche di conservazione incardinate sulla DC. Attendiamo tuttavia che il PSD completi il processo di rinnovamento intrapreso, e che dovrà dare risposte decise non solo in termini di discontinuità ma anche di forte cesura con gli atteggiamenti messi in atto da alcuni suoi esponenti entrati a fare parte a pieno titolo della questione morale. Auspichiamo comunque che una seria analisi delle priorità e delle emergenze da affrontare potrà portare a significative convergenze.
Con il Movimento Civico 10 nel 2012 abbiamo dato vita ad un’alleanza dinamica e innovativa, ovvero la coalizione Cittadinanza Attiva. La collaborazione intrapresa, considerando la prima esperienza politica per diversi esponenti di quel movimento, ha dato risultati al di sopra delle aspettative sia per quanto riguarda l’intesa sul modo di condurre l’opposizione in Aula e nel Paese, sia per quanto riguarda le priorità da mettere in campo per rispondere alla crisi. Al di là di alcuni ulteriori approfondimenti da svolgere sul tema del lavoro, registriamo una convergenza molto forte su numerosi punti, a partire da quelli già sottoscritti nel programma elettorale di coalizione.
La coalizione è per noi un solido punto di partenza da riconfermare e da aprire in vista di un suo ampliamento necessario per creare una forte alternativa di rinnovamento e di innovazione che possa portare San Marino ad essere un Paese evoluto e moderno in linea con le più avanzate democrazie europee.

3.3 Conclusioni
Nessuno può negare l’enorme difficoltà di dover gestire una situazione critica e drammatica come nel Paese non se ne vedevano uguali da almeno cinquant’anni. Tuttavia la sensazione che emerge dall’azione dell’attuale Governo è quella di un motore stanco, che perde colpi, incapace di vera innovazione, che a volte pasticcia e soprattutto, non volendo ammettere la verità, assume toni troppo rassicuranti.
Concordo che si debba essere positivi, guardare avanti e ispirare fiducia nel nostro sistema, ma partendo dall’analisi realistica dei dati di bilancio e dalle plausibili aspettative che questi ci offrono, non affidandosi al caso con cieco fatalismo. Eppure c’è chi crede in questa narrazione consolatoria, perché in questo momento tutti abbiamo bisogno di rassicurazione, di credere contrariamente a ogni logica che le cose stanno meglio di come sembra, che nelle stanze dei bottoni ci sono persone che tengono ben strette fra le mani, con saggezza, lungimiranza e controllo, le redini del comando; che sanno tenere a freno gli egoismi di parte e difendere l’interesse superiore dello stato e dei suoi cittadini.
Invece la parte razionale di noi ci parla di un governo penosamente inadeguato che è riuscito, con una certa dose di preoccupante imperizia, a fornire una motivata ragione o - secondo le opinioni - un ragionevolissimo pretesto ai commercianti per opporsi all’introduzione della Smac obbligatoria. Perché? Perché il dispositivo tecnico è ancora inefficiente e non tutte le casistiche di incasso sono state adeguatamente approfondite. Oggi il sindacato richiama il Governo al suo dovere di garantire l’equità fiscale, pretende che la categoria dei commercianti contribuisca più significativamente in base all’accertamento del proprio fatturato e respinge con forza il tentativo di far gravare esclusivamente sui lavoratori dipendenti il carico fiscale. E’ la prima volta che si apre un conflitto aperto fra lavoro dipendente e lavoro autonomo, e ci auguriamo che questo non trascenda in conflitto sociale.
Ogni politica pubblica non può essere altro che una teoria del cambiamento sociale e le teorie vanno costruite e poi applicate alla realtà. Ma con coerenza e assertività.
Bisogna credere di più nell’economia reale e smetterla con le avventure, ma se lo stesso ammontare delle risorse impiegate per salvare le banche fosse indirizzato alle famiglie e alle imprese che ne hanno bisogno per consumare, investire e assumere, se ogni sforzo fosse mirato a tenere sotto controllo gli egoismi e a investire nell’istruzione, nella riqualificazione professionale dei disoccupati, nelle reti di protezione sociale, nella ricerca scientifica, forse potremmo vedere la famosa luce in fondo al tunnel.
Per ora vediamo solo cure da cavallo e auguro a tutti noi e al nostro Paese che non siano fatali, soprattutto per i più deboli che in questa temperie debbono avere il coraggio di unirsi, che siano pensionati, lavoratori, imprenditori, commercianti, per far sentire la loro voce e pretendere di non essere i soli a soffrire mentre i più forti pretendono di uscire indenni dalla crisi.
Ma c’è anche un altro rischio, che le cure da cavallo, oltreché odiose, siano inutili. Perché il pragmatismo del fare non serve a nulla se non è posto al servizio di un’idea di Paese, e lo zibaldone confuso del governo affiancato da un fisco oppressivo non serve a nulla se il modello per il quale sono pensati non è il migliore possibile per noi.
Per questo dovrà essere un modello che abbia il sapore del realismo e dell’utopia.
Altre volte nel corso della sua storia la Repubblica di San Marino è stata capace di non perdersi e di riagguantare all’ultimo istante il filo della sua storia, noi di Sinistra Unita siamo certi che questo piccolo angolo di mondo ci riuscirà anche questa volta.

Francesca Michelotti
Presidente del Gruppo Consiliare di Sinistra Unita



Il discorso del Presidente Gastone Pasolini:

Care Compagne e Cari Compagni della Presidenza, gentili Ospiti, rappresentanti delle Forze Politiche, Sociali ed Economiche, Compagne e Compagni, Aderenti, elettori di Sinistra Unita, Cittadini.
come Presidente di Sinistra Unita, è con viva e vibrante soddisfazione che sono qui ad aprire ufficialmente il nostro Primo Congresso.
Il percorso che ci ha portato fino ad oggi è iniziato esattamente 10 anni fa, quando Zona Franca e Rifondazione Comunista hanno deciso di dare vita ad un progetto comune, che ci ha visto fianco a fianco nelle elezioni del 2006 come gruppo federativo e che, con le elezioni del 2012, ci ha visto pronti a lasciare da parte i simboli delle due parti ed unirci sotto quello di Sinistra Unita, come lo conosciamo oggi.
Il viaggio è stato lungo, ma necessario per consolidare la volontà di costruire insieme un’alternativa per questo nostro amato Paese: sono le persone, tutte le Compagne e tutti i Compagni, che giorno dopo giorno hanno portato avanti il progetto politico di Sinistra Unita.
La volontà di vivere insieme un’esperienza e il coraggio di cambiare sono i due elementi che ci hanno unito, ogni giorno sempre di più, e hanno fatto sì che le differenze, le storie e i percorsi di ognuno di noi, siano stati – e siano – fonte di crescita e ricchezza per tutti.
L’unione l’abbiamo costruita, passo dopo passo, dalla base, dalle persone che fanno Sinistra Unita, e di questo credo che ognuno possa esserne orgoglioso.
Questo traguardo, Compagni, non è stato scontato ed immediato, perché abbiamo passato momenti non facili, con persone a cui avevamo dato fiducia e che invece ci hanno ferito, pensando che il progetto di Sinistra Unita naufragasse.
Abbiamo avuto momenti di sconforto, ma li abbiamo superati, e l’evento di oggi ne è una dimostrazione: abbiamo avuto la forza di non mollare, di restare uniti e di credere fermamente in un progetto politico che possa essere di alternativa e di riscatto per il Paese.
Ci siamo rialzati e abbiamo continuato il nostro cammino e la nostra azione politica anche per tutti quei Cittadini che negli anni ci hanno dato fiducia e hanno creduto in noi, facendoci crescere, anche a livello di consensi: basti pensare alle elezioni del 2012 quando –rispetto agli altri Partiti tradizionali che hanno segnato significative perdite – noi abbiamo aumentato i nostri consensi, il numero di seggi e le percentuali.
Le cadute, se così le possiamo chiamare, ci hanno rafforzato e unito ancora di più, ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo deciso di andare avanti, perché abbiamo la certezza che ogni caduta è una sfida per rialzarci e intraprendere un nuovo cammino, perché il futuro lo si conquista giorno dopo giorno, con il dovere di programmare e costruire, per lasciare un qualcosa alle generazioni più giovani e a quelle che ancora devono nascere.
Siamo arrivati al nostro primo Congresso, Compagni, cercando la condivisione delle idee e dei progetti. Per questo abbiamo svolto numerose assemblee durante lo scorso autunno, perché volevamo che il documento di base fosse espressione di tutti, ed è proprio per questo motivo che si è deciso di chiamarlo “La Forza delle Persone e delle Idee”.
Perché è di questo che si tratta: di persone, Compagni, che si sono messi a disposizione del progetto di rilancio dell’azione del Partito, per guardare oltre le difficoltà che questa crisi economica ha generato, nella convinzione che solo avendo coraggio e determinazione nel portare avanti un progetto, si possa veramente voltare pagina.
La situazione critica che stiamo attraversando è frutto di una crisi del nostro sistema economico e finanziario che non ha saputo reagire all’ondata della crisi economica: di conseguenza, abbiamo visto tantissime aziende chiudere e il numero di disoccupati crescere vertiginosamente.
A questo si va ad aggiungere il fatto che il nostro sistema non era pronto a gestire periodi di disoccupazione lunghi, e quindi spesso le persone esauriscono gli ammortizzatori sociali senza trovare nuovo impiego: questo è il caso soprattutto delle persone che hanno superato i 45-50 anni, le quali faticano a trovare una ricollocazione nel mondo del lavoro.
La crisi ha colpito le fasce più deboli della società, ha tolto valore al lavoro e ha lasciato diffondere con sempre più prepotenza l’idea malsana di flessibilità – sinonimo, a San Marino come nella vicina Italia, di precarietà – legandola indissolubilmente alla chimera di un tanto decantato e mai verificato aumento della produttività.
Sinistra Unita guarda con preoccupazione a questo triste fenomeno e al sempre più preoccupante numero di disoccupati: la soglia di 1500 persone senza lavoro è stata drammaticamente superata e questo mina la stabilità dello stato sociale stesso.
Stato sociale, Compagni – quello sammarinese – invidiato da tanti al di fuori del nostro territorio.
Per questi motivi Sinistra Unita propone con forza un modello economico e una prospettiva per il mondo del lavoro che siano alternativi e solidi, a differenza dei modelli adottati fino ad oggi che si sono dimostrati fallimentari, in quanto inefficaci.
Servono nuove risposte!, dobbiamo smettere di cercare soluzioni da altre parti, senza tenere veramente in considerazione la peculiarità e le opportunità di San Marino!
Serve un’economica reale, a difesa della parte più sana dell’impresa che produce beni e servizi concreti. Difendere e promuovere la nascita di imprese sane per difendere i lavoratori, attraverso politiche serie ed efficaci.
Dobbiamo smettere di cercare soluzioni da altre parti, senza tenere veramente in considerazione le peculiarità e la opportunità di San Marino!
Serve un’economia reale, a difesa la parte più sana dell’impresa che produce beni e servizi concreti. Difendere e promuovere la nascita di imprese sane per difendere i lavoratori, attraverso politiche serie ed efficaci.
D’altro canto, la necessità deve essere quella di proteggere i lavoratori disoccupati che hanno finito le coperture sociali: a questo proposito abbiamo proposto di introdurre il lavoro minimo di cittadinanza, un progetto di Sinistra Unita che ha subito trovato la condivisione del nostro alleato di coalizione Civico 10, attraverso un nostro emendamento presentato nell’ultima finanziaria che verrà ripresentato sotto forma di progetto di legge.
Le parole d’ordine per il presente e per il futuro di San Marino devono essere concretezza e coerenza, trasparenza, legalità, moralità e serietà: solo così la politica può recuperare la credibilità perduta agli occhi dei Cittadini e tornare a scriversi con la lettera maiuscola.
Concludo, Compagne e Compagni, nel dire che il Partito di Sinistra Unita non ha bisogno di aggettivi, perché dei valori che ho citato pocanzi ne abbiamo fatto una bandiera non limitandoci a decantarli, ma declinandoli nella pratica quotidiana della nostra azione politica, nel supremo interesse del Paese e dei Cittadini.
Grazie della vostra attenzione e che i lavori di questo Congresso siano profiqui e di arricchimento del nostro progetto.

Gastone Pasolini
Presidente Sinistra Unita