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Spenta la Fiamma, arrivederci a Pechino

Pyeongchang 2018: la cerimonia di chiusura
Pyeongchang 2018: la chiusura

Pyeongchang spegne la fiamma e le luci, è finita l'edizione numero 23 dei Giochi d'Inverno. E' finita come finisce un'Olimpiade con i fuochi, le musiche i balli della tradizione coreana. Senza distinzione perchè con una specie di miracolo che va oltre la tregua gli acerrimi nemici di nord e sud sfilano insieme come nei sogni dopo insieme aver anche giocato. E anche in tribuna dirigenti più o meno addestrati sono seduti vicino e insomma formalmente nessun disgelo, in realtà cuori caldi. Di speranza.

Se ne riparla a Pechino tra 4 anni a patto di non chiudere frettolosamente spiragli di pace. Il record di nazioni presenti salutato con orgoglio dal Presidente Bach, ben 92 paesi ognuno dei quali con qualcosa da portare a casa. Dalla Norvegia, prima, all'Italia 10 medaglie e felice grazie alle sue donne con Carolina portabandiera a 31 anni che sono molti per un'atleta, moltissimi per una pattinatrice. Ma che potrebbero essere ancora pochi per lei. 

Sono i Giochi di San Marino con Alessandro Mariotti. Fantastico nel Gigante, sfortunato nello Slalom, ma con il suo sogno meritato e vissuto e un Paese intero che si è fatto due nottate per tifarlo davanti al televisore.

Sono Giochi che proiettano nella storia con effetto immediato e prova di ogni revisionista la Marit Bioergen che dalla 30 km di sci è uscita con l'ottavo oro della sua infinita e clamorosa carriera, sono i Giochi di Ester Ledecka che di ori ne vince due sciando parallelamente nell'emisfero dell'alpino e in quello dello snow. Quasi da libro di scienza, piòù che di storia. Sono i Giochi di una targa amara OAR perchè i russi puliti non hanno diritto a rappresentare un paese che da Sochi 2014 ha rimescolato un po' troppo con le provette. Linea a Pechino, passeranno 4 anni. E sarà, auspicabilmente o no, un altro mondo. 

r.c.